La questione torna ora in commissione sanità dove l’opposizione è intenzionata ad ottenere risultati di “maggiore equità per le famiglie e non odiosi balzelli”. Vona: “Devono essere esclusi dal pagamento i disabili, le persone con malattie invalidanti come la Sla, i minori”

Fiumicino – Assistenza domiciliare e ticket: l’argomento spacca via Portuense. Tra ticket “ridicolizzato” e risparmio, quindi, la questione è stata rinviata in commissione sanità dopo il dibattito incandescente tra maggioranza ed opposizione di mercoledì scorso. Mentre il PdL ha presentato una delibera che potrebbe avere notevoli conseguenze per molte famiglie di Fiumicino, il gruppo consiliare del Partito democratico boccia e introduce alcune importanti modifiche.
Alla fine, la delibera è stata ritirata dal presidente del consiglio Mauro Gonnelli per tornare in commissione dove, forse, potrebbero essere accolte le proposte del Pd per una “maggiore equità”. Ma procediamo con ordine. Quando nel corso del consiglio del 17 novembre è stata presentata una delibera che prevede l’introduzione di un ticket per le famiglie che usufruiscono dell’assistenza domiciliare, il Pd si è immediatamente opposto inducendo il presidente Gonnelli a chiedere il ritiro del provvedimento dall'ordine dei lavori per farlo tornare al vaglio della commissione preposta.

“Tra i motivi dello stop”, spiega Alessandra Vona, consigliere Pd e membro commissione politiche sociali, “abbiamo ribadito che, seppur condividendo il principio che “per avere più risorse per le famiglie in difficoltà chi ha le possibilità, può partecipare alla spesa”, il provvedimento dell’assessore Vincenzo D’Intino è ricusabile perché ·il principio di equità è “ridicolizzato” da una soglia Isee talmente bassa da far arrossire: pagamento del 15% delle spese per redditi maggiori di 7 mila”.
Nella delibera, non sarebbe pertanto “definito in modo chiaro che l’eventuale risparmio derivante dal ticket sull’assistenza sarebbe utilizzato per la stessa finalità, andando quindi ad abbattere la lista d’attesa senza giochi di bilancio che consentirebbero di spostare tali somme su altri capitoli”.

Altro motivo di opposizione, secondo il Pd, è che il reddito non può essere l’unico parametro per introdurre il ticket sull’assistenza sociale.
“Devono essere necessariamente esclusi i minori, i disabili gravi, le persone affette da patologie molto gravi ed invalidanti, come ad esempio la Sla”, aggiunge Vona, “anche perché le famiglie che nel loro nucleo hanno persone con queste difficoltà, devono già affrontare una serie di spese non coperte dall’esenzione del ticket sanitario. Tra queste cotone, guanti, garze, siringhe, mascherine, disinfettanti ambientali e per la persona.
Gravare famiglie di ulteriori spese non è accettabile, conclude il consigliere. In sede di commissione sanità, il Pd aveva richiesto una fornitura di dati per effettuare analisi, proiezioni e simulazioni che consentissero di valutare l’impatto per le famiglie e per il bilancio. “Su una questione così delicata”, sottolinea il gruppo dell’opposizione, “la maggioranza di centrodestra è stata assolutamente superficiale e scarsamente attenta agli impatti che le scelte attuate hanno sulla vita quotidiana di tante famiglie in difficoltà gravi. Il parere contrario del Pd ha consentito anche lo stop alla delibera relativa alla definizione dei parametri di accesso per l’esenzione dalle spese scolastiche ritenuti troppo esigui. Noi crediamo che su questo tipo di scelte, le valutazioni dovrebbero essere effettuate non solo con criteri di bilancio ma con criteri di equità e giustizia a fianco di chi vive il disagio, creando maggiori opportunità di aiuto e non mettendo odiosi balzelli”, concludono al Pd.
Maria Grazia Stella



Fortini “Assistenza, necessario introdurre l’accreditamento e fornire i dati sul servizio”

“In merito alla questione dei ticket, penso che se il cittadino deve partecipare ai costi, deve avere anche l’opportunità di scegliere il servizio offerto, cioè introdurre l’accreditamento”, dichiara Armando Fortini, coordinatore del Circolo Pd Italo Alesi. “Questo permetterebbe all’utente non solo di scegliere l’ operatore, ma creerebbe tra i soggetti erogatori del servizio di assistenza una reale concorrenza, a vantaggio unico dell’utente che in base al miglior servizio sceglierà l’operatore.

Sarebbe una garanzia anche per il Comune e per l’intera comunità in quanto tutte la aziende, cooperative e professionisti accreditati dovrebbero avere specifiche caratteristiche per poter operare nel campo dell’assistenza domiciliare. Rimango sempre molto critico sui servizi sociali del comune poiché i numeri degli utenti in assistenza, di cui non si conoscono le cifre, sono importanti per poter capire l’andamento dei bisogni dei cittadini. Questa mancanza di informazioni ·non ci permette di monitorare ·i servizi erogati e la loro qualità.

Se i numeri dei cittadini in assistenza sono rimasti uguali a quelli del 2005 e la spesa ha subìto un’impennata drastica, credo che i servizi sociali siano gestiti malissimo visto che la popolazione tra il 2005 ed il 2010 è raddoppiata, di conseguenza anche i cittadini che vi fanno ricorso. ·Mi chiedo a questo punto, per i cittadini nuovi arrivati, come e se vengono erogati questi servizi, oppure dobbiamo pensare che nessuno si occupi di loro”.

Maria Grazia Stella

 

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