Bulgaria

"L'adesione a marzo è capitolo chiuso. Non ci sarà alcuna decisione da prendere, perchè i rapporti di valutazione sul controllo da parte della Bulgaria della sua frontiera con la Turchia è negativo e non è possibile ammettere la Romania senza la Bulgaria".

Così ha spiegato stamattina da Bruxelles un diplomatico ungherese dietro garanzia di anonimato mentre in anteprima illustrava ad alcuni giornalisti il contenuto del rapporto che l’Unione europea presenterà il prossimo ventiquattro Febbraio alla riunione dei venticinque Ministri degli interni dei paesi che compongono lo spazio Shengen, ventidue membri dell’Unione europea più Svizzera, Islanda e Norvegia.

La Commissione europea per l’attuazione del Trattato di Shengen dunque ha preso atto che la Bulgaria non è in grado di controllare, a causa dei suoi mali endemici quali la corruzione e la criminalità organizzata fortemente presente sul suo territorio, i confini che la separano da Turchia e Macedonia, stati extra- comunitari dai quali transita il 70% dell’immigrazione clandestina diretta nella ricca Europa occidentale.

Il no alla Bulgaria però si trascina dietro conseguenze negative pure per la Romania in quanto l’Europa ha deciso come non sia possibile scindere il destino dei due paesi neo- comunitari. Questo nonostante la stessa Commissione abbia stimato come estremamente positivi gli sforzi compiuti da Bucarest per rendere impenetrabili le proprie frontiere ai traffici illegali, ivi compresi quelli di esseri umani, diretti verso occidente. Il rapporto che sta per essere definitivamente steso verrà quanto prima indirizzato al Presidente di turno dell’Unione, cioè all’ungherese Viktor Orban, il cui governo ora pare intenzionato a non porre l’adesione a Schengen all’ordine del giorno durante il semestre di presidenza magiaro dell’Unione, bensì a passare al patata bollente a Donald Tusk, il premier polacco la cui Nazione guiderà i ventisette nella seconda parte di quest’anno.

L’Ungheria però, una volta assicurati a Bruxelles i dovuti emendamenti alla propria legge sulla stampa sì da renderla conforme ai principi europei, si adopererà affinché l’Unione europea si renda conto di quanto sia esiziale per il suo futuro, in special modo per la sua politica di allargamento nei Balcani tanto cara alla Germania ed, in parte, all’Italia, tenere d’ora in poi distinti i destini di Romania e Bulgaria in qualunque decisione. Ciò anche perchè, una volta conosciuti i reali termini del rapporto Schengen, a Bucarest le reazioni sono state rabbiose.

Il Presidente Basescu stamattina ha affermato che:“ Il destino dei romeni si decide a Bruxelles ed a Bucarest, non a Sofia e questo l’Unione europea lo deve capire”. Il governo Boc si è spinto più in la ed il Ministro degli Esteri Teodor Baconschi ha fatto capire che se davvero l’intenzione della Commissione europea è quello di considerare Romania e Bulgaria come un’ unica entità allora Bucarest diverrà per l’Unione un peso morto perché verranno posti, da parte del paese danubiano, continui veti ad ogni decisione che sia da prendere, all’unanimità, nell’interesse non solo di Germania e Francia ma pure di Olanda ed Italia.

“ Legare il destino della Romania a quanto accade a Sofia è un’inammissibile violazione della nostra sovranità” stanno oggi commentando i politici romeni indistinatamente siano essi di destra che di sinistra. Dal canto suo il commissario europeo all’agricoltura, espresso dal paese danubiano, Dacian Ciolos, ha sottolineato come la stessa Commissione di valutazione Shengen abbia riconosciuto che sotto il profilo tecnico la Romania sia già da oggi in grado di soddisfare ai requisiti richiesti mentre il no al suo ingresso nello spazio senza frontiere è dettato esclusivamente da ragioni politiche.
Contemporaneamente ha avvertito i suoi compatrioti che un eventuale no all’ingresso del paese nello spazio senza frontiere “ non vuole dire l’abolizione del diritto di libera circolazione, solo con la carta d’identità, dei romeni all’interno dell’Unione ma avrà conseguenze primarie solo sulla condizione dei cittadini extra- comunitari il cui permesso di soggiorno, all’interno di un paese dell’Unione, ovviamente non sarà valido anche in Romania”.
Ciolos però ha pure avvertito i colleghi che la pazienza del suo paese non è infinita e che Bucarest gradirebbe essere considerata per quella che è in grado di fare e non di essere valutata come un paese satellite della Bulgaria. In effetti se le prime indiscrezioni sul rapporto Schengen venissero in seguito ufficializzate l’errore compiuto dall’Unione europea nel considerare i due stati del Sud- est del Vecchio Continente come un’unica cosa sarebbe piuttosto grave.

Potrebbe rappresentare solamente il primo passo verso una serie di continue spaccature tra le singole Nazioni che compongono l’Unione e, quindi, l’inizio della sua fine.

Sergio Bagnoli

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