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Erano 14 anni che non lo si vedeva parlare nella grande Piazza bolognese: quel lontano 21 maggio 1997,quando Umberto Bossi fu fischiato e contestato da circa 200 giovani,seduti davanti a San Petronio.


Oggi non è lo stesso Bossi di quattordici anni fa,quando il Senatùr si rivolgeva al popolo padano,incitandolo a combattere contro l’Italia “colonizzatrice” per l’indipendenza della tanto amata Padania: negli ultimi anni la “sua” Lega si è affermata in ogni regione del Nord Italia,ed ora prova a conquistare la capitale della cultura,Bologna.
In piazza Maggiore oltre tremila persone da tutta l’Emilia a sostegno del candidato leghista,Manes Bernardini,mentre fuori gli agenti della Digos bloccano l’avanzata di alcune decine di manifestanti,i quali non risparmiano fischi e insulti al leader del Carroccio.


Dopo un’imbarazzante cerimonia dell’inno di Mameli separato con i rappresentanti del Pdl (seguita dall’atteso Va’ pensiero di Verdi),è Bossi a prendere la parola,rispondendo ai fischi con una battuta: “Cos’è questo rumore? sembra che ci siano i comici di Bersani. Tanti anni fa feci un comizio sotto il lancio di bottiglie, per fortuna nessuno mi colpì,ma non ci hanno spaventato,siamo qui perché sappiamo che Manes vincerà con un forte cambiamento, siamo venuti apposta perché Manes vinca e cambi Bologna, grazie fratelli bolognesi.”


Lo spalleggia il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti,che non risparmia stoccate al candidaco sindaco del Pd,Virginio Merola: “Quando mi hanno detto che hanno fatto le primarie e che hanno scelto uno che si chiama Merola,ho pensato: ma siamo a Bologna o a Napoli? Prima a Bologna c’erano i sindaci poi i vice sendaco, i commissari di partito e i commissari di governo, adesso basta.” Bossi e compagni continuano a incitare il popolo padano,nonostante una piazza semi-vuota e continue divisioni col Pdl (alcuni sostenitori sventolano le bandiere tricolori di fronte al leader leghista) lascino intravedere una improbabile vittoria alle elezioni amministrative,se non al ballottaggio.Al termine della manifestazione Bernardini,incapace di contenere la sua moderazione,urla: “Libereremo Bologna!”.

Poi corre via in macchina,lasciando alla piazza gli scontri fra la Digos e i manifestanti,che lo salutano al grido “siamo tutti veri padani”.

Alberto Battaglia


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