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Ci sono due Paesi in Italia: uno è quello reale, della vita vera, quella di ogni giorno, di chi lavora per sopravvivere, perché non si vive più con gli stipendi che guadagni, di chi non ruba e non truffa, di coloro che non hanno alcuna voglia di fare festini e non possono manco più permettersi una vacanza: è il Paese pulito, sa di buono; chi vi appartiene si guarda le mani e non si vergogna. E' vero ci si sente tanto fessi, ma meglio così.



Poi c'è l'altro Paese, l'inguardabile e non frequentabile, un luogo esteso come non si può neppure immaginare, abitato da pochi, figuri che di umano hanno niente, così vicini a Satana da sembraci loro stessi dei demoni cannibali, idolatri folli, pazzi per davvero, ma di quella follia asservita solo al male, al nero delle notti più nere: gente che neppure il più bravo esorcista canonico può più aiutare.

E' il Paese della perdizione, dei mostri che usano i vizi capitali, tutti, per eccitazione personale, rovesciano i Comandamenti, praticano l'inverso delle Virtù, predicano la croce nei locali pubblici, la impongono, augurando la morte a chi si oppone; in casa loro, di certo, il Cristo lo appendono rovesciato.

E' vero quello che dicevano i grandi Mistici Dottori della Chiesa, che nulla hanno a che spartire con il Vaticano e le soglie pontificie: "La Luce non si mostra più nella luce, ora è nascosta, occultata, al buio, occorre cercarla, orientarsi non più nello splendore di una volta; al contrario, Lucifero regna nel giorno pieno, è uscito dalle tenebre ed è lì, palese, apparentemente circondato dal bene, adorato da fedeli della confusione in masse deliranti..." [Teresa d'Avila]

Il male che "sostituisce" il bene e si fa "bene" apparendo altro da quello che è.

Così si instaura il Regno della Morte, il disprezzo del fratello, l'odio per il prossimo, l'appropriarsi compulsivo della donna d'altri, la bestemmia e lo scandalo come valori, la ricchezza materiale diventa santità, la bugia totale imposta come unica verità assoluta, la carne macellata per sesso malato comprata, tonnellate di fiori per coprire il puzzo terrificante, chili di trucco e plastiche nascondono le serpi: l'illusione è imperante.

Più i tempi passano e maggiore è lo scivolare in basso: caduta verticale irrefrenabile, ricerca continua del fondo dei fondi di feccia, nessun timore d'essere smascherati.

Perché Satana non teme lo scontro, sa che i pochi in possesso della vista sono per l'appunto pochi e le nebbie che la Bestia alza intorno ai senzienti sono impenetrabili, più volte insuffla oppio nelle sue foschie e se non basta aggiunge veleni.

Non bisogna perdere il coraggio.

Non ce lo possiamo permettere.

Addormentarsi è un crimine.

Distrarsi è peggio.

E' obbligatorio denunciare il rovesciamento dei valori.

E' atto di fede praticare la Verità.

Sette operai muoiono arsi vivi nel rogo alla ThyssenKrupp di Torino. Perdono la vita perché quello stabilimento è destinato allo smantellamento e la dirigenza multinazionale non ritiene opportuno spendere 20.000 euro per la messa in sicurezza degli impianti.

I giudici condannano per omicidio volontario i dirigenti con pene comprese dai 16 anni e 6 mesi ai 10 anni e 10 mesi; le indagini accertano 114 violazioni delle norme sulla sicurezza: stabilimento in stato di abbandono, estintori scarichi o malfunzionanti, personale ridotto all'osso, sudiciume...

L'altro giorno l'assemblea di Confindustria presieduta da Emma Marcecagna, quella che le sa tutte e le spara a raffica, è stata invitata dalla medesima "signora" a tributare un applauso di solidarietà agli colleghi assassini della Thyssen: ed è stata ovazione, ovulazione per la nanerottola, anche Luca il Montezuma, che sedeva in prima fila, s'è alzato spellandosi le mani.

La capa dei padroni ha anche detto che pene così severe rischiano di spaventare gli investimenti degli stranieri in Italia con conseguente mortificazione del processo di sviluppo.

Sempre più clone di Ballussonini, la Marcecagna fa finta di dimenticare che gli stranieri della Thyssen non investivano più da tempo nello stabilimento italiano, proprio per questo è stato "mortificato il processo di sviluppo" facendo crepare, con dolo, sette cristiani.

Lucifero splende vero Emma?

Ma la Verità c'è anche per te.

Nella sentenza della IV Sezione Penale della Cassazione, 12 febbraio 2009, viene condannato in modo definitivo Antonio Zagaglia, direttore dello stabilimento Marcegaglia di Ravenna, per "lesioni colpose personali gravissime ai danni di Catiello Esposito, un giovane operaio che a causa di un incidente gravissimo ebbe: "l'amputazione del piede destro e quindi della gamba fino al terzo medio per il sopraggiungere di necrosi cutanea, nonché una ferita da scoppio alla mano sinistra".

Catiello, da poco assunto con un contratto a termine, era addetto ad una macchina cesoia per lamiera; la lamiera si arrotola e il ragazzo sale sulla pedana per controllare, si sporge troppo e cade sopra la lamiera in movimento.

Risucchiato dai rulli ha il piede destro e la mano sinistra maciullati.

Zagaglia, il direttore marcegagliese, viene condannato alla pena detentiva per violazione della legge 626/94 sulla sicurezza, che in veste di responsabile aziendale ha violato più volte, non gli vengono concesse attenuanti né concessione della condizionale perché in possesso di numerosi reati penali specifici.

La Cassazione condanna Zagaglia e il civile rappresentante, cioè il gruppo Marcegaglia, a risarcire il danno nella misura di 80 mila euro al lavoratore mutilato.

I dirigenti avevano assunto a termine il ragazzo, contratto formazione-lavoro, abbandonandolo a se stesso e non formandolo: mai hanno "istruito" il lavoratore sulle norme da applicare sul funzionamento della macchina a lui affidata, mai un corso di formazione specifico... Catiello era stato "istruito" dai colleghi anziani.

Emma: che ci faceva un dirigente plurirecidivo, "già condannato diverse altre volte per reati simili" e con "altri procedimenti pendenti della stessa specie", alla guida di un tuo stabilimento?

Quando hai chiesto gli applausi per i dirigenti della ThyssenKrupp, condannati, ti sei sbagliata vero?

Volevi dire: "applausi a scena aperta per il gruppo Marcegaglia".

Lucio Galluzzi

 

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