impunit_e_potere

Si assiste da tempo ad un fenomeno singolare: Libertà e sfrontatezza sono un tutt'uno per i posizionati nella plancia di comando.

Anche se la Magistratura li inchiodasse per connivenze mafiose, corruzione, concussione, appropriazione indebita, abuso d'ufficio, anche se si pervenisse ad imputazioni disonoranti o a condanne in giudicato, si deve prenderne atto:  viviamo ormai in un Sistema in cui è massimo il livello della prevaricazione quando per i detentori del potere imputazioni e condanne si dimostrino nella percezione pubblica come tamquam non esset.

Sul presupposto che l'ottimismo democratico si attiene sempre al positivo, non degenerando mai in un ripudio del Sistema in cui la stessa Opposizione è parte organica, si rileva sì l'abisso di un Potere che si autoassolve, si denuncia sì questo stato deplorevole tramite i Mass-Media, ma si passa sempre ad altro nell'agenda politica, per non dover essere equivocati con l’accusa di essere degli incalliti Giustizialisti.

La questione rimane tuttavia aperta: per gli alti papaveri del Regime neanche una condanna penale li scalza dalle poltrone in cui sono assisi. La tesi aristotelica della misura come virtù conforme alla ragione è qui applicata suttettiziamente sulla base della sola divisione sociale, in cui ad alcuni sono riservati tutti i privilegi compresa la garanzia dell'impunità, mentre gli altri da esclusi stanno a guardare.

Una situazione che non produce soltanto una distorsione del meccanismo che si suppone democratico, ma un vero e proprio stravolgimento dei suoi assunti costitutivi.

Rimane che l'assolvere preventivo del potente da parte di chi sta in basso ha del paradossale: proprio le vittime sistemiche si mostrano come i più fieri messaggeri della apologia del Potere. Si enuclea qui quel calcolo che la connivenza sia dunque una carta da giocare di fronte allo strapotere, si sa che da questo non si otterrà mai nulla ma non si può sapere cosa riservi il futuribile all'orizzonte.

Con questa regressione che è del tutto immotivata sul piano del tornaconto individuale si gioca fatalmente anche il futuro delle cosidette democrazie parlamentari.

Il soccorrere le ragioni del prepotente ha sempre in sé qualcosa del ricatto estorsivo, anche se detto calcolo viene ricavato unicamente dal'immaginazione solipsistica del dominato che parla e pensa come in un ventriloquio che si sostanzia al dunque come l'ennesima fuga da se stesso.

 

Sotto si soggiace al vuoto psicologico della farsa della propria conquistata integrazione sociale, da qui l'impulso di voler far parte ad ogni costo della partita che conta, anche se questa risulti ab initio truccata.

 

La connivenza del dominato col Potere non è già solo l'intera falsità di tutta la fittizia pretesa dell'individuo di essere paritario nella partita, ma anche illusione della pretesa dell'individuo di un pensare autonomo, dimostrandosi come questo individuo sia sempre il risultato della suddivisione sociale imposta, cioè un derivato diretto dei reali rapporti di proprietà vigenti in un dato assetto storico. Tanto più vero se la difesa gratuita del potente si configura come unico Principium Indivituationis senza altri appigli che questa esclusiva apprensività servile al Potere.

Ciò che appare entità originaria non diventa altro che prodotto nella disponibilità del miglior offerente anche se costui dovesse incarnarsi nel peggiore dei delinquenti.

Essenziale è respirare l'illusione dell'unica autenticità che si riconosca come un universale, cioè l'universale della Ricchezza, senza nemmeno prendersi cura del rischio di passare noi stessi per merci.

L'Utopia della Pace perpetua che Kant formulò entusiasticamente a suo tempo non troverà mai il suo viatico finché esisteranno seviziati che si credono seviziatori, intuizione che già Primo Levi con sgomento aveva portato in superficie in Se questo è un uomo e in Sommersi e salvati.

Il dado è tratto per così dire da tempo, ma mai così pateticamente evidente come nei giorni attuali, giorni dominati da clown divagatori, consorterie sotterranee e masse che divagano mai soffermandosi sulle chance di un loro riscatto legittimo, quando lo stesso riscatto è ormai reputato ottenibile solo nella forma della suddivisione della refurtiva o dell'elargibile offerto di sua sponte dal compassionevole, con cui solo incidentalmente si premia la connivenza provata del fedele questuante o l'attitudine larvale del cretinismo di sempre, ma da sempre  plaudente a chi lo ha da sempre  aggiocato. 

 

Nessuna connessione internet