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Anche nel rapporto tra generazioni s'assiste con sgomento allo stesso attrito antagonistico che si riscontra dovunque vi sia un aggregato umano. Tutto parte dalla certezza probabilistica di non poter essere più un sostegno per i propri genitori.

Tra disoccupazione, precarietà, stipendi da fame, qualsiasi armonia conciliativa tra generazioni è congiuntamente liquidata dal futuribile.

Si addensa sui giovani la responsabilità e quindi la reprimenda del mancato conseguimento di uno status adeguato agli investimenti compiuti nell'era della scuola per tutti, dall'altro i più giovani addossano sulle spalle dei genitori l'onta di un privilegio che li ha ancora preservati dalla falcidia sociale. Il tutto in un clima estenuante di infantilismo cui manca qualsiasi analisi sociologicamente valida.

Così l'irrazionalità del Mercato del lavoro che abbandona al loro destino la gran massa dei giovani e meno giovani, conduce questi ultimi a non avere altra scelta che vivere sule spalle e nelle case dei loro genitori, se non si decidono ad emigrare. Nemmeno ci si iscrive alle liste di disoccupazione, si vegeta in una sorte di Amor Fati paralizzante in cui la stessa nozione di Futuro è una categoria abolita. Centinaia di migliaia di c.d. professionisti, iscritti nei loro Ordini d'appartenenza, assistono con le mani in mano al loro estinguersi implacabile come categoria produttiva un tempo oggetto di considerazione.

I giorni passano inesorabili e si è fuori dal meccanismo sociale ormai coi capelli ingrigiti senza neanche che si sia provveduto alla costituzione di una propria famiglia, mentre quelli che per avventura l'avranno costituita la vedranno affondare spesso in ragione della stessa instabilità economica la cui prevedibilità aveva portato i primi a rinunciarvi.

E' allora il prevalere della svagatezza, del declinare dell'azione, del sopravvento della diffidenza rivolta anzitutto contro se stessi.Tutto l'attrito sociale di questa contingenza divenuta regola universale è spostato nell'ambito familiare dove neanche il collante affettivo regge all'incongruenza di un celibe o separato nella paralisi della propria condizione sociale, senza neppure che se ne affronti il dramma. Anzi si ricorre dovunque all'obsoleta regola che se uno vuole riuscire nella vita ciò dipenderà sempre dall'affermazione caparbia della volontà e che dunque ciascuno è pur sempre autore del proprio destino. 

 La verità a ben vedere è ben altra: stagionato o meno, disoccupato oppure sottoccupato, o semplicemente povero nonostante il lavoro assicurato, costui avrà davanti a se un'esistenza in cui largheggerà sempre di più un senso di abdicazione che nemmeno più sarà proteso verso la protesta.

Ci si accapiglia però dentro la famiglia dove il minimo di accumulazione capitalistico è ancora sopravvissuto, permettendo al falso giovane di radicarsi ancora a lungo nella convinzione di essere vittima di un'ingiustizia, ma senza mai contemplare alla Coscienza di essere anche solo un incappato tra i tantissimi rimasti impigliati nella rete della falcidia sociale di cui costui non è stato certo uno degli artefici.

Si ricerca sempre meno aiuto nei potenti d'ogni risma per aggiudicarsi un posto al sole. Anche questo sistema di reclutamento fa acqua da tutte le parti. Rimane il crimine organizzato, l'unico che offra ancora chance di integrazione, seppure al prezzo d'una prevedibile deviazione criminale del proprio apportabile.

Purtroppo la scialuppa sociale prevede posti unicamente per impiegati nullafacenti, pensionati, cassa-integrati, mercenari incalliti, invalidi veri e falsi, senza contare il peso specifico di corruzione ed appalti truccati. Neanche a tramutarsi in adulatori del Potere riserva più favori.

Nonostante ciò, il credo popolare propala le proprie esalazioni che se uno vuole davvero lavorare dovrebbe accettare qualsiasi mansione che il Mercato mette a disposizione. Se ne rafforza l'assunto col corollario dei tanti emigranti che vengono ad occupare posti che nessun autoctono sarebbe più disposto a sobbarcarsi. Certo, raccoglitori di pommodori a venti euro al giorno, badanti sotto pagate. Cioè si dovrebbe accettare di tramutarsi nell'era dell'Automazione tecnica nei novelli schiavi del Terzo Millennio.

Ma anche accettando una mansione che dequalifica il c.d. giovane dovrà necessariamente occultare nel Curriculum lauree, master, decenni di studio e ciò per non irretire il Self-made-man di turno senza istruzione ma titolare di una posizione di preminenza non si sa come ottenuta. 

Intanto si starà assistendo alla completa eliminazione d'ogni istanza di rivendica di quanto dopotutto spetterebbe, ci si affiderà nella cerimonialità di una preventiva modestia che nemmeno sarà notata mentre in seno alla famiglia si è falcidiati ogni giorno, lungi dal minimo di affermazione della propria dignità. 

La libertà è così divenuta pura negatività quando consiste nell'impulso che cresce di farla finita con un'umiliazione che ha soppresso pure la speranza. Sii attingno le risorse in via d'esaurimento dei genitori i cui sguardi di deplorazione nemmeno si notano più, quasi si fosse in uno stato vegetativo, pura brutalità con cui ci si difende con la devastazione di un incipiente ed irresistibile vuoto astenico.

Così nel breve tempo che ancora rimane da vivere si fa largo il senso per nulla contingente di un'esecuzione capitale sempre rinviata, di cui non si avrànemmeno il diritto di essere edotti della data esatta. Il corpo reagisce come può nella fuga delle ore, senza che sappia però sfuggire all'apercezione della noia.

Soltanto il sonno ristora nella illusiorietà di far parte di un consesso dopotutto umano, di esserne almeno parte come esseri vivi reagenti. Ma al risveglio tutto s'appanna di nuovo, davanti all'usuale dilemma: E ora? 

Insomma che dire? Cornuti e mazziati!

Marcello Chinca

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