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Giuliano_Pisapia_-_Letizia_Moratti

Chi pensava che lo slogan sulla «forza gentile» per cambiare Milano fosse solo un tentativo, forse anche un po’ maldestro, di imitare la «force tranquille» che portò Mitterand alla conquista dell’Eliseo nel 1981 si dovrà ricredere.

Pisapia non solo ha tenuto fede alle sue intenzioni di mantenere i toni della sua campagna entro i limiti della moderazione e della correttezza, ma dopo la prima tornata elettorale, si è mostrato gentile per davvero, ringraziando i milanesi per la fiducia accordatagli. “Grazie Milano ora si cambia davvero” dice attraverso i manifesti affissi un po’ ovunque per le strade della città. Meno garbati appaiono per il momento i toni degli avversari.

Già da mercoledì sono apparsi manifesti che lanciano l’allarme sull’eccessiva vicinanza di Pisapia alla sinistra estrema: “Non lasciamo la nostra città in mano alla sinistra” avverte Berlusconi. Santanchè rincara la dose e dichiara nel programma di Cruciani che la vittoria di Pisapia sarebbe come portare il Leoncavallo a Palazzo Marino. Sarebbe come portare la droga senza se e senza ma: lui è sempre stato uno che ha detto che gli spinelli non fanno male”.

La linea dell’allarmismo è abbracciata anche da Cicchitto che a Ballarò dice: “Non bisogna dimenticare che a Milano ci sono i centri sociali che hanno un collegamento obiettivo con il candidato del centrosinistra” e Castelli parla addirittura di “banda del buco” pro Pisapia. Per la verità non sembra che Pisapia porterebbe in comune ex militanti dei centri sociali. Tra i suoi uomini ci sono un ex segretario dei Ds, un ex segretaria del Sunia, un ex Verde e addirittura un ex dipendente della Caritas Ambrosiana, ma nessun compagno dei centri sociali.

Quanto alle droghe, pare che il riferimento sia ad un articolo pubblicato dall’avvocato milanese all’interno di un saggio sulla questione della liberalizzazione delle droghe leggere in cui si analizzano le ragioni del fallimento delle politiche repressive in materia. I toni vengono esasperati da Bossi che, dal canto suo, avvelenato per il duro colpo incassato dalla destra a Milano, fa sapere che Pisapia è “un matto che vuole trasformare la città in una zingaropoli, riempirla di clandestini e di moschee”. Ma nel tentativo di riaccendere la speranza negli animi dei suoi elettori, dopo la cocente delusione del 15 e 16 maggio, dimentica che il pasticcio sulla questione libica - prima con la violazione dei diritti dei rifugiati attraverso i rimpatri informali e senza identificazione delle persone e poi con i permessi di soggiorno umanitari distribuiti a migliaia di migranti tunisini- l’ha fatto Roberto Maroni e sorvola sul fatto che è stato il sindaco Moratti a lasciare che a Milano sorgessero ben sette moschee che operano al di fuori di qualsiasi regola.

Da parte sua Pisapia si è sempre detto favorevole alla chiusura della moschea di Viale Jenner e alla realizzazione di un luogo di culto islamico legale. Comunque stiano le cose Berlusconi e i suoi apostrofano Pisapia come “estremista” e Pisapia respinge l’ accusa al mittente. In questo ultimo scorcio di campagna elettorale i cui toni promettono di inasprirsi fino all’insulto più aperto, le scelte più apprezzabili sembrano essere quelle personali dei due candidati. Il sindaco Moratti, preso atto degli errori strategici fatti in campagna elettorale, che per la verità rappresentano solo l’ultimo atto di una serie di passi falsi fatti in 5 anni di amministrazione, dichiara di non porsi il problema del ballottaggio, ma che il suo compito ora è quello di continuare a lavorare per i suoi cittadini. Pisapia, persevera nella sua propaganda dal basso che già gli aveva procurato l’inaspettata vittoria alle primarie, incontrando quotidianamente i cittadini della varie zone di Milano non solo per parlare del suo programma, ma anche per difendersi dalle accuse anche infamanti che gli sono state gettate addosso in questi ultimi giorni. Intanto i grillini, che hanno già avuto la loro piccola vittoria ma significativa vittoria con il 3,4% dei voti accordati al loro candidato Calise, scelgono di non schierarsi, anche se è abbastanza chiaro che su molte questioni, prime fra tutte quelle ambientali, sono molto più vicini a Pisapia.

Non si schiera nemmeno il Terzo Polo.
Per entrambi gli schieramenti chiamati al ballottaggio, dunque, il diktat è di portare alle urne il numero più alto possibile di elettori. In due settimane qualunque cosa può accadere, avverte oggi Gian Antonio Stella dalle pagine del Corriere della Sera. Nell’attesa del ballottaggio del 29 e 30 maggio i milanesi, al centro di questa contesa all’ultimo voto, continuano a fare i conti con problemi piccoli e grandi, dall’inefficienza dei trasporti pubblici al “sacrificio” sistematico delle aeree verdi, dall’assenza di iniziative culturali in grado di animare veramente la città alla mancanza di progetti rivolti ai più giovani.

C’è poi la spinosissima questione dell’Expo e delle mirabilia promesse dal sindaco uscente (?) che rimangono, per il momento, in mente Dei. L’esito del ballotaggio non è affatto certo e l’unico dato sicuro è che chiunque sarà il nuovo sindaco, il “gentile” Pisapia o la “stakanovista” Moratti, dovrà fronteggiare problemi di portata non indifferente, dall’inquinamento al malcontento generalizzato dei cittadini, dalla crisi economica all’Expo e, di certo, non avrà vita facile.


Rossana di Gennaro

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