berlupifferaio

La nave sta affondando, Ballusconi che pensa di esserne ancora il capitano ci affogherà insieme, relitto umano dentro relitto parapolitico.



Un autogol dietro l'altro in continuazione, fino allo spettacolo indegno e illegale dei proclami dittatoriali a reti unificate.

I pennivendoli, che fanno finta d'essere 'giornalisti', chinano la testa, e non solo quella: in barba alla deontologia eseguono gli ordini del Duce, lo ospitano per il tempo che vuole lui, senza contraddittorio, con la bandiera del suo partito alle spalle.

Diranno di certo che quei messaggi erano semplicemente comunicazioni del Presidente del Consiglio, non comizi pre ballottaggi zeppi di insulti, diffamazioni, bugie.

Ballusconi ricorda sempre di più il comportamento del killer seriale compulso, alla fine della sua ritualizzazione, che non facendocela più dissemina i suoi crimini di "errori" plateali per condurre gli investigatori a catturarlo e "salvarlo" dall'ossessione.

Ma il nano, che ormai vive segregato, allergico pure all'aria, non ce la fa a dichiararsi vinto: ha paura, di più, è terrorizzato.

Lo ha detto lui stesso che le bandiere rosse con la falce e martello viste per festeggiare Pisapia lo hanno atterrito, infatti per cinque giorni di fila, il Presidente del Consiglio, il Capo Supremo del Palo delle Libertà, il padrone assoluto dell'Informazione, la logorrea in persona, che è sempre lui!, non ha pronunciato parola alcuna per commentare la disfatta.

Un fatto gravissimo il suo silenzio, uno dei più gravi dei 17 anni di Sgoverno Arcoriano.

La nave affonda, Ballusconi sta affogando a velocità impensabile e i topi abbandonano la scena, lo lasciano solo al suo destino squallido.

E' stato sempre così, in tutti i regimi dittatoriali, è Storia: quando il tiranno è alla fine per un po' gli avvoltoi gli girano intorno, devono raschiare gli ultimi privilegi possibili, poi scappano dalla carogna, vanno altrove.

La tragedia Ballusconiana ricorda sempre più da vicino il 25 luglio di Mussolini.

Oggi è il 22 Giugno, la data si avvicina.

Il Cavaliere del lavoro altrui ha inventato la Televisione così com'è oggi, ed è proprio a causa del suo mezzo mediatico globalizzato ad personam che si è auto inferto la ferita mortale.

Scambiare il confronto politico come soliloquio nella casa del Grande Fratello, infarcendolo di bestemmie, insulti, calunnie, sozzure e bugie colossali, non paga.

Non si sa chi sia stato il demente consigliere personale a suggerire al puttaniere mitomane l'offensiva mediatica di queste ultime ore, di certo non gli è amico, se viene pagato per il suo "lavoro" è un truffatore.

Un idiota che organizza al deficiente conclamato l'esposizione del proprio cadavere al pubblico ludibrio, conferma la verità incontrovertibile che i veri nemici il premier li ha allevati in seno; non stanno altrove.

Oggi i suoi stessi maggiordomi fidati gli si rivoltano contro e sulle pagine dei quotidiani di famiglia.

Lo dichiarano marcio ed irrecuperabile, pericolo per il PdL ed ogni altro progetto politico.

Lo fa Giuliano PallaDiSugna Ferrara, durissimo contro il suo padrone dalle colonne del Giornale, Feltri su Libero, Il Tempo, la Polverini con la Moratti, L'AGCOM, Galimberti a nome della RAI, l'Authority, Gianni Alemanno che apostrofa come pallista Bossi...

La disperazione personale di Silvio contagia la BatMam Meneghina, non possono fare altro per cercare di colmare i dieci punti di distacco da Pisapia che promettere l'impossibile.

Così come per Napoli sono state stoppate le ruspe che abbattevano le case abusive, per raccattare i voti della camorra tutta, a Milano i due folli chiedono croci sulle schede in cambio della cancellazione dell'ecopass e di tutte le multe.

Mestizia Moratti che in cinque anni in mezzo alla gente non si è mai vista, è costretta ad assoldare ragazzi, urlano slogan per lei, la accompagnano al mercato rionale, ed è sollevazione: "Vai a casa! Vai da Bulgari, vergogna". Lo schifo per la plebe sempre dimostrato dall'algida borghese non illuminata le viene restituito e tutto concentrato.

Croci su croci, vogliono.

Il cimitero è aperto.

Non sprecate soldi per fiori.

 

 

Lucio Galluzzi

 

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