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Qualche mese fa era stato l’anziano Stéphane Hessel, attraverso le pagine del suo libretto “Indignez-vous!”, ad invitare i giovani francesi ad indignarsi contro la dittatura dei mercati finanziari, contro l’erosione delle conquiste della Resistenza francese (come il sistema pensionistico solidale e il sistema di sicurezza sociale) e contro la politica fiscale di Nicolas Sarkozy studiata per favorire i ceti più abbienti.

Ora sono sono i giovani spagnoli accampati a Madrid, Puerta do Sol, ma anche in moltissime altre piazze spagnole, ad indignarsi contro il governo Zapatero che non sembra più in grado di garantire alcun futuro ai giovani. Né il divieto della Giunta elettorale centrale né l’intervento della polizia sono riusciti a smobilitare i manifestanti. “También los exiliados, estamos indignados” (anche gli esiliati, siamo indignati) gridano i giovani spagnoli a Londra, Bruxelles, Lisbona, Milano e addirittura a Città del Messico.

Il movimento ha preso vita a Madrid il 15 Maggio con la prima manifestazione convocata dalla Democracia Real Ya (un’organizzazione che raccoglie centinaia di associazioni e realtà spagnole) in vista del voto per il rinnovo di oltre 8 mila sindaci, 68.400 consiglieri municipali e 824 deputati regionali. E ieri, 22 maggio, dalle ore 9 alle ore 20, quasi 35 milioni di elettori sono stati chiamati alle urne. Dai risultati delle votazioni è emersa una dura sconfitta del governo che ha perso anche roccaforti come Siviglia e Barcellona: il partito socialista operaio spagnolo (Psoe) di Zapatero, infatti, ha raggiunto solo il 27,8% contro il 37,53% del Partito popolare (Pp), principale partito di centro-destra spagnolo, che ora domina nei comuni e nelle principali città autonome.

Zapatero, sebbene abbia dichiarato di non volersi ricandidare per le elezioni del 2012, esclude, in ogni caso, l'anticipo delle elezioni generali per poter portare a termine “le riforme imprescindibili per il recupero economico”. Intanto la manifestazioni dei giovani, che chiedono più opportunità, più provvidenze sociali, più futuro, continuano, per quanto - come avvertono alcuni studiosi tra cui lo storico Massimo Salvadori, professore emerito dell’Università di Torino - le conseguenze potrebbero essere paradossali. Tra queste, l’indebolimento della sinistra, che del resto si già è delineato a seguito di questa tornata elettorale, a vantaggio dei partiti di destra che hanno di mira lo smantellamento del welfare. Sui social network continuano a nascere numerosi gruppi a sostegno del movimento degli indignados, fra questi “Toma la calle” (Occupa la strada), “Acampada en Sol” (Accampamento a Sol), “Spanish Revolution” (Rivoluzione spagnola), “No tenemos miedo” (Non abbiamo paura) e “Democracia Real Ya” (Vera democrazia ora).

È possibile anche seguire in diretta la manifestazione a Puerta del Sol sul sito http://www.spanishrevolution.eu/. Negli ultimissimi giorni anche in Italia sono apparsi i primi segnali di protesta indignata. Su Facebook è nato un nuovo gruppo, la “Italian Revolution” (Democrazia Reale ORA) che sta raccogliendo già moltissimi consensi sia attraverso la pagina del popolare social network che con l’hashtag su Twitter. “Questa pagine nasce per abbracciare e sostenere il movimento spagnolo Democracia Real Ya, che negli ultimi giorni assedia pacificamente le piazze iberche” recita la presentazione del gruppo.

Prossimo appuntamento, venerdì a Milano, accampamento in piazza Duomo: una protesta per riappropiarsi del futuro rubato ai giovani. E, leggendo questo invito, non è del tutto chiaro se si tratti solo dell’organizzazione di manifestazioni di solidarietà ai giovani spagnoli o del tentativo di estendere la protesta indignata anche contro la situazione politica italiana.

Rossana di Gennaro

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