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Daniela_Melchiorre

Daniela Melchiorre ha rassegnato le proprie dimissioni dal ruolo di sottosegretario allo Sviluppo economico. Le ragioni sono riportate in una lettera al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nella quale comunica di non avere più intenzione di prendere possesso del suo incarico

"dopo le incredibili esternazioni del presidente del Consiglio contro i magistrati all’incredulo presidente Obama in occasione del summit del G8". Dopo quell’episodio, sottolinea infatti la Melchiorre, "non ho potuto far altro che constatare che non vi è, almeno per me, uno spazio per proseguire, o meglio avviare, un contributo effettivo all’attività governativa", perché "qui la cosiddetta difesa fuori dal processo ha voluto raggiungere, al di là di ogni misura, l’apice mondiale".

Tutto giusto, tutto condivisibile, ma la domanda che mi viene naturale pormi non è perché Daniela Melchiorre abbia lasciato ora, bensì perché avesse accettato prima. La data ufficiale di inizio del mandato è infatti quella del 5 maggio 2011, l’attacco di Berlusconi alla magistratura è stato sferrato per caso nelle ultime due settimane, o anche soltanto negli ultimi mesi? Se Daniela Melchiorre, da liberaldemocratica – accostamento di parole che, se ha ancora un senso, ha ben poco da spartire con il berlusconismo – è convinta che l’attacco del cavaliere alla magistratura sia inaccettabile, dovrebbe spiegare non cosa l’abbia spinta a dimettersi, ma cosa l’avesse spinta ad accettare.

Eppure, continuando a leggere la lettera si apprende che a giudizio della Melchiorre il segno sarebbe stato superato soltanto adesso: "Ora però si è superata la misura. Non è francamente accettabile che si giunga alle volgarità dei giorni passati e che si tenti la delegittimazione di quella che comunque è una funzione costituzionale dinnanzi a quella che è una delle autorità più importanti della terra".

È quindi lecito dedurre, che se il cavaliere non fosse andato a riversare le sue paranoie anche sul povero Obama, per Daniela Melchiorre tutto sommato la cosa poteva essere ancora accettabile? La “volgarità” dei giorni passati, sebbene abbia raggiunto una ribalta mondiale, è forse nuova, quand’è che “è stata superata la misura?”.

La Melchiorre nella sua lettera ricorda ancora "di essere un magistrato e di aver indossato con orgoglio e con onore la toga", ma allora forse sarebbe stato logico prendere le distanze molto ma molto tempo prima.

Ecco per quale motivo delle ragioni personali che apparentemente potrei condividere mi trovano invece poco comprensivo. Al di là delle storie individuali, il caso della Melchiorre mi pare il frutto di un equivoco più profondo e perniciosissimo, che nasce dalla convinzione di alcuni sedicenti liberali che, muovendo da una posizione centrista e dunque bifronte, con il berlusconismo si potesse o si possa in qualche modo collaborare. La storia dei “Liberal Democratici per il Rinnovamento”, il movimento politico di cui Daniela Melchiorre è presidente, testiminia del resto in modo eloquente tale ambiguità di fondo. Peccato che il berlusconismo abbia con il liberalismo un rapporto puramente nominale e del tutto falso ed ambiguo, essendo, del liberalismo, la perfetta e completa negazione. Un pensiero autenticamente liberale può contemplare nei confronti del berlusconismo un solo atteggiamento: opporsi strenuamente.

Pier Paolo Caserta

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