E' difficile, se non impossibile, capire che cosa spinga, ancora!, il tizio che impersona il ministro dell'economia e finanze a diffondere sermoni, pacati quanto ridicoli, su come egli intenda intervenire per mettere una ennesima falsa toppa al disastro che lui, il puttaniere e l'esecutivo di incapaci hanno perseverato nell'aggravare.

Ci vuole una faccia tosta e da marchetta consumata per avere un simile coraggio.

E' una macchietta continua: Giulio, dovunque si trovi, si mette in cattedra e inizia a diffondere fumi d'oppio, ripetendo la lezione imparata a memoria, pensando che chi lo ascolta sia comunque incapace di intendere e volere e si impressioni positivamente della sua ostentata quanto incredibile sicurezza.

Adesso s'è inventata di sanapianta la riforma del fisco.

conti pubblici

 

Lo fa nel momento esatto nel quale l'Italia ha bocciato sonoramente, dopo 18 anni, il berlusconismo, il programma [inesistente] del governo, la politica sociale e i ministri inefficienti ed inadeguati che tutto hanno fatto, tranne amministrare la cosa pubblica.

Non è un caso che la Banca d'Italia segnali un ennesimo aggravamento del debito pubblico che ha raggiunto il record ad aprile scorso di 1890.6 miliardi di euro, 22 miliardi in più del mese precedente.

Dalla fine del 2010 il debito pubblico nazionale si è incrementato del 2.5%, in un anno è cresciuto di ben 72.5 miliardi di euro.

Quando Tremorti inizia le sue prediche sicumerose, queste cose non le dice. Eppure sono la base per capire a che livello hanno portato l'Italia, ed è dal debito pubblico che si deve partire per programmare una ripresa economica seria.

Fare i conti con i danni e i gravissimi errori fatti da una massa di cacciapalle al governo, venduti ad un padrone, quello d'Arcore per intenderci, che tengono in ostaggio il Parlamento, quando non lo chiudono, per DDL ad personam e familias, provvedimenti impopolari e per nulla utili alla Comunità, botte di fiducia e negazioni di autorizzazioni a procedere per i mafiosi, collusi, camorristi, corrotti e corruttori.

In questo bel quadretto di fine impero squallido, condito di puttanismo di Stato, legaioli impazziti che hanno come unico interesse lo spostare Roma a Pontida, attacchi alle istituzioni democratiche, Costituzione, magistratura, libertà di stampa e di espressione… e chi più ne ha ne metta, il Giulio nazionale se lo vuole riformare.

Non ci sono i soldi per farlo, questo è chiaro a tutti.

E' chiaro anche a lui, non può negarlo come faceva in passato.

Che cosa ha dunque escogitato il mago dell'economia?

Semplice e prevedibile come la minzione mattutina: bisogna tagliare!

Da dove non si capisce perché ormai siamo tutti ridotti al lumicino, con la merda che ci arriva alle labbra ed è proprio per questo che gli elettori italiani hanno detto basta, e basta davvero!, per non morire soffocati, arrabbiati e straccioni.

Tremorti è da anni che taglia, porta via dove sa che può fare e lo impone con Decreti criminali.

Il settore da dove prende a piene mani è quello pubblico: lì i soldi da grattare sono sicuri, dichiarati, versati dallo stato ai dipendenti.

 

 

tremonti

 

Così i Contratti dei docenti sono stati bloccati per tre anni, niente più aumenti ed adeguamenti, straordinari non pagati, supplenti non più previsti, riduzione degli insegnanti di sostegno, aumento del numero degli alunni per classe, chiusura di realtà scolastiche che non raggiungono i limiti di iscritti imposti dalla legge, contrazione del tempo pieno, precariato licenziato, ridotto il personale ATA… sono gran soldoni, ma veramente tanti.

Nella Scuola Pubblica, così odiata dal premier e dalla serva Enterogelmini, manca tutto: dalla carta igienica ai gessi, dai fondi per i progetti alle fotocopiatrici, l'edilizia è nella maggior parte dei casi ormai fuorilegge per le norme di sicurezza, ma non si fa nulla: mancano i fondi perché si è tagliato.

Di contro il ministero della Distruzione Pubblica impone carichi di lavoro sempre più alti, responsabilità aumentate, lavoro a cottimo con premiazione finale per i più meritevoli e soprattutto encomio per quei presidi che hanno speso poco.

Tremorti ride pacato, tanto lui e la sua congrega la fame non la fanno.

Ride pure e sempre quel coso che dovrebbe dirigere l'Amministrazione Pubblica, che adeguandosi alla macelleria di Stato racconta pure lui palle così grosse che PallaDiSugna Ferrara è un indossatore di Armani.

Per esempio, il nano numero due, farnetica istericamente, sulla informatizzazione della Giustizia, della Scuola e dell'Amministrazione pubblica: sarà tutto più bello e veloce, risparmieremo carta, gli uffici più efficienti, faremo tutto on line.

Peccato che questo piccolo elemento si dimentichi sempre, pure lui, di dire che la banda larga l'Italia non ce l'ha, i computer che dovrebbero supportare il cambio "epocale" non ci sono, gli addetti all'eventuale digitalizzazione delle Amministrazioni mancano, perché i tagli hanno imposto così: blocco delle assunzioni e niente avvicendamento per i pensionamenti.

Altri gran soldoni che sono stati "risparmiati" dallo Stato, danneggiando sempre i soliti cittadini dipendenti pubblici e chi si illudeva di accedere a servizi più efficienti.

C'è poi quel gran bel pezzo di volpone che impersona pure lui, insieme a Slek Bonanni, il ministro del Lavoro.

Qui c'è poco da dire veramente. Il disastro è completo: disoccupazione a livelli vergognosi, Statuto dei Lavoratori stracciato a favore della Confindustria amica loro, aziende nazionali che se ne vanno all'estero dopo essere state foraggiate per mezzo secolo di tasca nostra, un giovane su tre non ha lavoro e ha rinunciato pure a cercarlo, in una famiglia su dieci nessuno lavora, precari disperati, licenziamenti a tappeto, inflazione che erode stipendi e, per la prima volta da sempre, gli italiani hanno terminato le proprie risorse accumulate, i risparmi, non ne hanno più. Mannaie e tagli.

Che dire poi della Sanità?

In queste situazioni, Tremorti a chi la conta la megaballa della riforma fiscale con tre aliquote differenti?

Soprattutto da dove prenderà i soldi?

Che cosa ci taglierà ancora?

In Italia la scala mobile è stata abolita per legge il 10 dicembre 1991, per tutti, ma non per i dipendenti del Senato.

Loro se la sono tenuta, e che scala mobile hanno!

Un privilegio vergognoso, aggiunto a stipendi d'oro: un magazziniere del Senato guadagna più del primo ciambellano di Corte della regina Elisabetta.

Si parla di un semplice magazziniere, pensa al senatore!

Poco più del 10% delle famiglie italiane possiede il 47% della ricchezza economica nazionale.

Gli AD aziendali percepiscono stipendi da nababbi: quello della FIAT, che non nomino perché porta sfiga, viene pagato annualmente qualche migliaio di volte in più di un suo dipendente.

I dirigenti degli Enti e delle Banche ottengono buonuscite da capogiro.

Termorti, che caspita come combatte l'evasione!, fa approvare lo Scudo Fiscale, che passa anche grazie all'assenza al voto del PD: loro, i ricchi, stabiliscono per i loro amici ricconi industriali grandi evasori nei paradisi fiscali, una penale del 5% se i capitali rientrano in Italia.

 

tremonti

 

Se la penale fosse stata dal 10%, il cinque per cento in più avrebbe coperto totalmente una manovra finanziaria del Giulio.

E ancora ce la contano!

Sarebbe l'ora, suonatissima, di martellare i ricchi sfondati, tagliare e prendere a loro per restituire anche a noi e finirla, una volta per tutte d'ascoltare quella mitraglietta della Marcecagna e suoi devoti che danno ordini su come fotterci meglio.

Via i privilegi di casta, ma tutti, nessuno escluso.

Compreso pure l'aereo di Stato che Gnazio la Muffa ha usta per andarsi a vede l'Inter.

Ma siccome Tremorti & Congrega non faranno nulla di tutto ciò, non colpiranno i ricchi perché sanno che così perderanno poltrone continueranno a mantenere vive cose come il panfilo a 33 mila euro al giorno a Briatore [tra l'altro chi paga l'affitto del natante da sceicco?]; le soluzioni sono solo due e nette: o bocciati e falliti come siete ve ne andate, si sciolgono le Camere ed elezioni anticipate, oppure la rivolta sociale sarà inevitabile.

La seconda ipotesi non me la auguro davvero per il mio Paese.

 

 

Lucio Galluzzi

 

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