Sfiduciamo BrunettaCON SCHEDA SULLA CARRIERA PRESTIGIOSA DEL QUASI PREMIO NOBEL

 



Per nulla gentile, neppure caro e manco simpatico signore,

capisco che gli sberloni ricevuti prima con le amministrative e adesso con i referendum, i ricatti della Lega, il suo capo che è sempre più matto, la fine imminente del Governo vi rendano tutti fulminati in testa e smascherati nella vostra reale violenza; ma a tutto c'è un limite.

Non è ammissibile che un ministro della Repubblica perseveri nel comportarsi nei modi inqualificabili che lei adopera da sempre.

Più che un ministro lei ormai, insieme ai suoi colleghi, è diventato la minestra ribollita, indigesta e tossica.

Il tempo passa, lei peggiora.

Non ricordo un solo suo intervento pubblico privo di sarcasmo fuori luogo, esente da battute di cattivo gusto, senza espressioni sprezzanti del viso e depurato da insulti.


Di esternazioni infelici e fasciste ne ha avute per tutti: dagli studenti della Sapienza in lotta equiparati a terroristi e fatti manganellare senza motivo ai docenti iscritti al sindacato che dovrebbero licenziarsi per fare un favore a lei e alla sua congrega di adoranti il Bonanni, dai bamboccioni [i giovani senza lavoro] che le fanno così schifo alla sinistra italiana "di merda che deve morire ammazzata", dai fannulloni nella Pubblica Amministrazione [tutti quelli iscritti alla CGIL] che lei caccerebbe a calci nel culo subito fino alla schifosa uscita dell'altro ieri contro i precari.

Insomma: un finto ministro che ha fatto della sua funzione specifica un delirio d'onnipotenza.

E' chiaro che a lei non frega nulla, come al suo capo, di quanto il gradimento degli italiani nei suoi confronti sia caduto in basso; negli ultimo due mesi, signor Renatino, lei ha perso 22 punti; dopo l'uscita "sulla parte peggiore d'Italia", io, al suo posto, andrei a vedere quanto ancora quell'indice di sopportazione sia crollato, perché il valore sarà sotto i piedi ormai, e mi chiederei, con umiltà, quanto sia utile alla Cosa Pubblica restare al ministero che le hanno regalato.

Ma lei non conosce umiltà, educazione, auto analisi e i meccanismi politici che ha in testa ricordano quelli di un bambino viziato all'inverosimile, egotico, non ancora uscito dalla culla e che quindi identifica il monto esterno come se stesso: i confini sono i bordi del lettino.

Non esistono altri oltre a lei.

Mi meraviglio che durante i suoi interventi pubblici lei non si porti dietro un oggetto transizionale; sarebbe esplicativo vederla mentre lo lancia a terra ripetutamente per misurare e sperimentare l'esistenza del mondo fisico.

Di certo la Benita Petaccia Santadeché le porterebbe anche la pappa pronta premasticata per non farle fare fatica e avrebbe le giuste balie asciutte, mandate da Arcore, a difendere il povero infante così tanto vituperato dal volgo e dalla plebe.

Ma lei è un ministro di questa Repubblica, purtroppo per noi, e che le vada a genio o no la sua funzione e quella del suo governo di pazzi furiosi è di rappresentare non solo ed esclusivamente sé stessi e i propri protetti, ma tutti gli italiani, nessuno escluso.

Non c'è più Pertini a Capo dello Stato, altrimenti i calci in culo ve li avrebbe dati di certo, e da tempo; le Camere sarebbero già state sciolte e voi tutti ritornati nella polvere anonima dalla quale arrivate.

Mi creda, nel mio esprimermi, non c'è odio: sono semplicemente scandalizzato ed offeso, anche come dipendente pubblico, da esseri che passano la propria esistenza pubblica ad offendere, sperdere veleno, giocare con le vite e le disperazioni e le vite altrui.

Ma poi, mi dico, lei si guarda allo specchio ogni tanto?

Si rende contro di quanto sia ridicolo già così senza aprire bocca?

E poi che cosa ci guadagna, a parte gli stipendi d'oro che si fotte che le paghiamo noi [i soldi nostri non le fanno schifo vero? Quelli se li intasca senza sputare…] ad aggiungere esibizioni buffonesche da checca isterica alla sua figura che è già caricatura facile?

Si rende conto che da tempo lei è il "ministro" più odiato dagli italiani tutti [compresi gli elettori del puttaniere]?

Di sicuro no, d'altronde uno che stava per vincere il Nobel e a 30 anni non sapeva ancora rifarsi il letto, non può comprendere, non ci può arrivare proprio.

Ma da dove arriva lei?

Chi è?

Perché è "ministro"?

Renatino che combatte così tanto le collaborazioni nella Pubblica Amministrazione "che sono uno spreco", appena laureato comincia proprio come consulente di De Michelis di enti dell'area PSI.

Ha solamente tre/3 pubblicazioni scientifiche, una delle quali è legata al PSI, che gli fanno "guadagnare" nel 1981 l'incarico di professore associato; dopo non ci sono concorsi, graduatorie, meritocrazia.

Riesce ad entrare all'Università grazie a quella che il deputato del PD Bachelet definisce "una sanatoria".

Dice che avrebbe potuto vincere il Nobel, ma guarda caso nel 1992 viene bocciato al concorso per diventare professore ordinario; ci riesce poi sette anni dopo, ma non a Roma Due, Tor Vergata dove avrebbe voluto insegnare. Va a Teramo, terza Università dell'Abruzzo. Lì la cattedra è una sola: lui è uno dei tre vincitori.

Resta pochissimo a lavorare perché passa dal PSI a Forza Italia e in quell'anno stesso si fa eleggere al Parlamento Europeo.

Ma il piccolo genio diserta sia le sedute un aula che le Commissioni [un po' come la sua collega Iva Zanicchi]: è assente il 42% delle volte e supera appena il limite che gli serve per portare a casa lo stipendio: praticamente come un impiegato che si assenta per 150 giorni lavorativi l'anno.

A Strasburgo ci va usando Ryan Air, lo fa per risparmiare, peccato che la differenza tra il biglietto low cost e gli gli 800 euro forfetari se li intasca.

Protesta per iscritto e pretende che le auto blu lo vadano a prendere direttamente allo scalo di Baden.

Da europarlamentare ha inizio la carriera immobiliare del quasi premio Nobel.

Compra casa a Roma dall'INPDAI [istituto nazionale di previdenza per i dirigenti di aziende industriali], dopo esserne stato inquilino a prezzo di favore, 300 euro/mese, per quindici anni.

Anche l'acquisto è agevolato: poco più di 113 mila euro per quattro vani, a due passi dall'Appia Antica, balconcino e veranda in legno.

A Ravello, sulla costiera amalfitana, 65 mila euro e compra un rudere e lo restaura, lo fa diventare una villa vista mare su tre livelli, 172 metri quatti, 12 vani, finiture in pietra e sauna.

Ad ottenere i permessi per i lavori enormi effettuati ci pensa lo stesso sindaco di Ravello che pochi mesi dopo lascia l'aria marina per raggiungere Roma e… guarda caso gli viene offerto un posto da Consigliere, stranamente nel ministero di Renatino.

Dopo tutto questo, signor Brunetta, non sarebbe il caso di ritirarsi, seppur con onta, dalla vita politica che non è fatta proprio per lei, e vivere una sereno matrimonio con la sua fidanzatona giganta?

Lo faccia, per il nostro bene, ma soprattutto per il suo.

Di dimetta.

Cominci a divertirsi davvero, stemperi un po' i traumi infantili che di certo l'hanno segnata, non faccia figli però, perché sarebbe un crimine contro l'infanzia avere un padre come lei.

Se proprio questa soluzione non le aggrada, beh, può sempre scegliere di andare a scaricare cassette, dalle cinque del mattino ai mercati ittici di Chioggia.

[notizie biografiche, fonte: inchiesta de L'Espresso]

per niente cordiali saluti

 

 

 

 

 

 

Lucio Galluzzi

 

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