pasolini

Compagni dove? In memoria di Pasolini e Monicelli Gli italiani non hanno più alcun punto di riferimento serio al quale guardare.



Pasolini lo hanno ammazzato da tempo, poi anche quando era vivo alla maggioranza non è che interessare molto.

Bisogna essere trucidati perché la gente si accorga di quello che perde.

Qualcuno oggi dice che Pasolini fosse un profeta.

Che in Salò ci fosse l'analisi precisa della sua imminente fine, raccontata nei minimi particolari, comprensiva del movente che avrebbe spinto i suoi assassini a macellarlo.

Pier Paolo non riuscì a finire il film.

Salò uscì postumo pochissimo tempo dopo il sacrificio e l'orrore.

Lo Stato lo sequestrò dopo due giorni ordinandone il rogo di tutte le copie.

Perché l'Italia e le sue schiere di pecore sono così: asservite da sempre al Vaticano, alla morale cattolica, al più bieco clericalismo e alla Democrazia Cristiana che non è mai morta, probabilmente non morirà mai.

Pasolini ha lasciato pagine immense per tutti noi.

Mentre scriveva o realizzava un film intorno a lui c'era solo persecuzione, e poca, veramente poca solidarietà.

Odiato perché omosessuale, denunciato e processato per le più squallide invenzioni degli omofobi, isolato dal PCI perché proprio non lo poteva digerire.

Lui, anarchico, contro i partiti e gli intellettuali organici della sinistra di allora, contro l'Italia cieca, sorda e muta, perennemente a denunciare gli stragisti di Stato e le cariatidi sedute in Parlamento ad amministrare la morte.

Poteva Pasolini non finire male?

In troppi lo dissero e lo dicono tuttora: "se l'è cercata, era un culattone che andava a marchette di borgata".

E bravi voi che avete capito tutto e siete in possesso sempre della soluzione pronta e certa per ogni cosa che possa turbare "lo stato/Stato delle cose".

Che poi lo stato delle cose è nostro e non dello Stato, dovremmo pensarci con attenzione.

Quando ascolto "La Recessione" [http://www.youtube.com/watch?v=lqEs9w2y1AQ] mi rendo sempre più conto di come oltre 30 anni fa Pasolini ci avvertisse.

Adesso li stiamo vedendo davvero i calzoni coi rattoppi, i borghi vuoti di macchine e pieni povera gente, tornata da Torino o dalla Germania, i vecchi sui muretti e i bambini che sanno cosa significa un pezzo di pane. l'aria che sa di stracci bagnati, tutto è lontano, treni e corriere che passano ogni tanto come in un sogno.

Le città grandi come mondi son piene di gente che va a piedi, con i vestiti grigi, negli occhi una domanda che non è di soldi, ma è solo d'amore.

Le piccole fabbriche, sul più bello di un prato verde, nella curva di un fiume, nel cuore di un vecchio bosco di quercia, crollano un poco per sera, muretto per muretto, lamiera per lamiera.

Gli antichi palazzi sono come montagne di pietra, soli chiusi, com'erano una volta.

I banditi hanno i visi di una volta, coi capelli corti sul collo, e gli occhi di loro madre, pieni del nero delle notti di Luna e sono armati solo di un coltello.

Altri banditi sempre più numerosi mandano mastini e rottweiler a sbranare disoccupati e non garantiti e mostri senza ragione rompono teste e spaccano ossa e vita degli ultimi, dei tanti senza nulla, dei disperati in fuga dalla morte.

Qualcuno dai palchi maledice tutti noi, ci insulta, proclama il suo schifo per la nostra razza, mentre boriosi figuri dalla loro bassezza, in tutti i sensi, ci sputa bile e odio mostrando portafogli gonfio e stipendio triplo d'oro, rubato a chi oggi non ha più speranze.

E' Salò quella che ci costringono a frequentare.

E' morte che ci spacciano per naturale evento della crisi.

Della crisi loro, della loro morte.

Loro morti della morte, che hanno ormai contaminato l'Italia, infettata, sporcata, straziata rilasciando cancri sempre più devastanti.

Loro paurosi esseri che niente hanno da condividere neppure tra sé stessi.

Macellai e ignoranti, malati di mente e sessuomani, deviati e mafiosi, falliti e ladri, residui di polvere che torneranno tali e peggio: cenere dispersa dal vento.

Ma intanto ci siamo noi tutti, che stiamo solo a guardare.

Non leggiamo, non studiamo, non impariamo, perdiamo la memoria, non abbiamo tempo, non possiamo, abbiamo fretta, siamo delusi e sfiduciati, siamo perennemente in lamentazione, ma mai che ci si permetta un atto liberatorio e rivoluzionario vero.

Al massimo scendiamo in piazza per seguire qualche capetto/leader dell'ultima ora, qualche borghesuccio ben vestito, pettinato di fresco, profumato a dovere, che parla bene, non dice parolacce e soprattutto non si spinge oltre perché è educato al dialogo fino all'esasperazione.

Un'antinomia ferale.

O si aspetta che qualche ameba gigante si rimbocchi ancora di più le maniche, si apra anche la patta del pantalone, lo tiri fuori e siamo pronti a tutto: proni e di bocca, perché da soli non sappiamo fare nulla e aspettiamo sempre il papà o il nonno al quale rinnoviamo la poltrona nell'imbottitura, per farlo stare più comodo.

Qualche volta, se è una bella giornata, non fa troppo caldo, o freddo, non c'è la partita, non dobbiamo trombare, si va al corteo, ma giusto quel tanto che basta per esserci, farsi vedere, griffati di certo anche nell'anima oltre che nel cervello; poi la sera c'è il pub all'aperto, l'etnico che fa tanto alternativo, il gelato naturista.

Sono questi i veri sensi del nostro non esistere.

Non esistiamo.

Il tragico è che non lo sappiamo.

Gli spagnoli, i greci, i francesi, gli olandesi, i tedeschi... si indignano e occupano piazze su piazze senza andarsene, giorno dopo giorno, costringendo i governi non solo a trattare, ma a cambiare.

Tunisia, Algeria, Egitto, Marocco, Iran, Siria, Bielorussia... in effetto domino per cacciare i dittatori.

Noi dormiamo.

Guai a svegliarsi.

Sempre ultimi, mai arrivati, abortiti come rivoluzionari e "compagni", traditori di noi stessi, infami alla bisogna, crumiri spietati.

E che facciamo ora?

Il potere in mano ad uno sconosciuto che però è conosciuto dal potere, muove le fila della politica attiva massonica e golpista, sistema una di qua e l'altro di là, chiude a suo piacere [si fa per dire "suo"] programmi TV scomodi ad un puttaniere e cricca annessa, ladri di rolex e truccatori d'appalti, collusi e mafiosi, impresentabili e avvoltoi accomodati tranquilli nei Palazzi.

Che dire?

Fanno bene! Siamo noi che li vogliamo.

Ce li meritiamo.

Quindi: zitti e mosca e piantatela tutti di sporcare parole come "Rivoluzione", "Rivolta", "Disobbedienza Civile", "Lotta di Classe"...

Occupatevi d'altro ed in questo modo onorerete di certo non solo Pasolini e il suo sacrificio, ma anche Monicelli che tanto citate.

Al limite, andate a messa.

 

 

Lucio Galluzzi

 

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