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Alcuni ricercatori americani sono riusciti a ottenere individui appartenenti a entrambi i sessi partendo dal materiale genetico proveniente da due soggetti di sesso maschile.

E' di comune acquisizione il fatto che, nei mammiferi, da due soggetti di sesso maschile non si possa avviare una comune discendenza. Eppure, i ricercatori americani, sono riusciti a dimostrare il contrario: si tratta dei medici dell'”Anderson Cancer Center” del Texas, i quali hanno ottenuto una popolazione costituita da topi di entrambi i sessi impiegando il materiale genetico appartenente a due individui di sesso maschile. I rirultati della loro ricerca sono stati pubblicati sulla Rivista “Biology of Reproduction”.

La metodica che hanno adottato si presenta alquanto ingegnosa: infatti, dopo aver prelevato alcune cellule da un feto maschio, le hanno fatte regredire fino allo stato di cellule staminali pluripotenti. Quindi, hanno posto queste cellule a riprodursi, fino a ottenere lo sviluppo di apposite linee cellulari. Quelle utilizzate, sono pertanto cellule capaci di trasformarsi in qualsiasi altro tipo di cellula specializzata. Si è così osservato che, da una a tre volte su cento, quelle linee cellulari tipicamente maschili, sviluppandosi perdono il cromosoma sessuale Y dalla originaria coppia XY, trasformandosi così in linee femminili del tipo X0. A quel punto, hanno iniettato le cellule totipotenti del tipo XO nell'embrione in stadio iniziale di un soggetto portatore. Sono così nati individui di sesso femminile del tipo X0, recanti però il materiale genetico appartenente al feto maschio di provenienza. Insomma, si sono prodotti cloni cellulari femminili.

In patologia umana si contempla il caso di taluni embrioni i quali, perdendo i rispettivi cromosomi Y nel corso dello sviluppo, danno luogo a una rara anomalia genetica nota come “Sindrome di Turner”, la quale, oltre ad articolarsi in senso anatomo-clinico, offre a considerare anche un contesto di sterilità.

L'esperienza condotta sui topi, ha dimostrato che i cloni cellulari femminili si siano potuti associare con altri maschili. Il loro unico cromosoma X si è potuto unire, a seconda dei casi, con l'altro cromosoma sessuale X o Y del rispettivo compagno, rendendo di conseguenza possibile la nascita di topi di sesso maschile, espressi dal corredo genetico XY, e di topi di sesso femminile, espressi dal corredo genetico XX, provenienti dal patrimonio genetico “paterno”.

I ricercatori hanno precisato che, almeno per il momento, non si profili la prospettiva di estendere la sperimentazione nel campo umano.

In un primo momento, l'obiettivo della ricerca si prefiggeva di ottenere “oociti maschili” partendo dalle cellule staminali, evitando così la transizione attraverso il “clone femminile”. Gli stessi ricercatori si sforzeranno ora di adottare una simile metodica nell'ottenimento di una progenie derivante dal materiale genetico proveniente da due soggetti di sesso femminile. Evidentemente, l'ostacolo che frappone questo approccio consiste nel fatto di partire disponendo di una coppia di cromosomi uguali, del tipo XX, intrinsecamente incapaci di assicurare una discendenza di sesso maschile. Questo, forse per ribadire che fu Adamo a generare Eva e non il contrario?

Piero Tucceri

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