Dopo le inutili dichiarazioni di Berlusconi alla Camera, dopo le dovute consultazioni fatte da Tremonti in questi giorni con le solite ''parti sociali'', è tempo della formula per uscire dalla crisi economica.

Gli interventi stabiliti in un programma condiviso, firmataria la Marcegaglia, in cinque punti: fisco, costi della politica, energia, municipalizzate e infrastrutture. Tutto questo andirivieni di interventi e tavoli istituzionali, però, non solo non collimano con la verità, ma, non risolveranno i problemi reali degli italiani in lotta con la povertà crescente come il malumore legittimo.

Le banche stanno cedendo i titoli di Stato italiani e il nostro governo sta ulteriormente indebitandoci con altrettante banche, inoltre, soffriamo di un alto tasso di corruzione istituzionale che succhia altrettanto denaro pubblico. Non esiste una sola falla, esistono più falle e l'acqua nel bacino sta finendo! Quando questa raggiungerà un livello tropo basso l'Italia finirà come la Grecia, prigioniera dei soccorsi.

Ci vorrebbe un piano di emergenza, anzi, una Nazione come la nostra dovrebbe averne sempre uno pronto per fronteggiare simili crisi; delle risorse nascoste e pronte all'uso, possibile il nostro Stato non abbia risparmiato un solo euro? Lo Stato italiano è totalmente in balia dei mercati internazionali perchè, la nostra politica economica, fino ad ora è stata quella di privatizzare e svendere aziende nazionali a questa o a quella multinazionale o banca; ma queste banche, questi colossi dell'industria internazionale, di chi sono? Società per azioni e tra i soci, pezzi dello Stato italiano. Copertura infallibile. I nostri punti di forza, le nostre dighe, son state letteralmente distrutte lasciando fluire all'estero le nostre risorse. Non solo, a prova di ciò, in questi giorni, il Cipe, sta sborsando miliardi di euro, tutti soldi pubblici, ai soliti commensali spesso indagati ed accusati di truffa allo Stato, corruzione e quant'altro.

Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica composta da: 13 ministri ( governo ), alle riunioni anche il governatore di Bankitalia; chi sono i soci di Bankitalia? Il Cipe decide come investire il denaro pubblico. La cosa strana è che, seguendo il percorso che va dall'approvare i finanziamenti alla procedura d'appalto, si finisce con l'imbattersi in aziende riconducibili alle solite multinazionali. Questi finanziamenti serviranno ad aprire o chiudere questo o quel cantiere, infrastrutture pubbliche, divenute miniere d'oro. Sarebbe giusto, in un momento difficile come questo, chiudere i rubinetti degli stanziamenti pubblici verso questi colossi e indirizzarli come risorse da usare per salvare le imprese italiane che stanno chiudendo a causa di una politica fiscale assolutamente ingiusta e incauta.

Dobbiamo, per uscire dall'impasse economico, tornare ad investire nel sociale; coltivare ed incentivare le giovani fabbriche italiane, incentivare la produzione propria, riportare a casa le nostre aziende di bandiera ora miniere per paesi a basso salario o a basso regime fiscale. Dobbiamo ridar lustro al manifatturiero, insomma, dobbiamo ricreare un circuito lavorativo interno vera garanzia economica. In questo momento ogni risorsa economica finisce nelle tasche estere, svuotando le casse dello Stato e senza un riscontro in termini di entrate fiscali. I cittadini italiani, rimasti senza lavoro o non in grado di fronteggiare le tasse finiscono in clandestinità e, a loro volta, per necessità e sopravvivenza, non potendo pagare le tasse, danneggiano le casse lo Stato restando senza entrate. Da parte sua lo Stato continua ad aumentare gli stipendi degli onorevoli, continua nello spendere fiumi di denaro pubblico in consulenze, continua a nutrire partiti e uffici ed enti, conosciuti o meno, inutili. Se non chiuderemo queste falle e se non riporteremo internamente alla nazione la forza lavoro, finiremo in bancarotta. Le misure condivise e la formula scelta dal governo ed opposizione sono da irresponsabili, da complici.

Ancora una volta a pagare il tutto saranno gli italiani.
Ecco cosa dobbiamo, realmente, aspettarci nei prossimi mesi: aumento di tutte le imposte dirette; ulteriore aumento dei costi della Sanità, eliminazione di tutte le agevolazioni fiscali; per ogni reddito uguale o superiore ai 30.000 euro il 5% di contributo obbligato. Blocco del rimborso dei titoli di Stato per i cittadini italiani, taglio degli stipendi nella Pubblica Amministrazione e delle pensioni fino al 30%, possibile blocco dei conti correnti con limite ridotto all'osso per il prelievo giornaliero, privatizzazioni delle quote Eni, Enel e di qualunque bene dello Stato rimasto disponibile.
Un periodo di recessione e di crollo dei consumi. Alla faccia del Paese "economicamente e finanziariamente solido"!

Eppure non mancano le soluzioni, peccato però, che le porte del potere restino blindate ed aperte solo alle solite parti sociali.

Roberta Lemma

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