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In questo caldo agosto la spending review è diventata legge. Al suo interno sono contenute norme che modificheranno sostanzialmente non solo il funzionamento della Pubblica Amministrazione, ma anche i rapporti di questa con cittadini e imprese. Quantificare se e quanto potrebbero decadere le prestazioni fornite dallo Stato sociale è molto difficile, ma alcune incidenze dal punto di vista economico, soprattutto per le piccole realtà d'impresa locali, sono scritte nero su bianco nel decreto.

 

La legge sulla spendig review è complessa e merita almeno 3 analisi differenti: incidenza sull'imprenditorialità locale, incidenza sul pubblico impiego, (ir)razionalizzazione di certi tagli (presunti) di spesa.In questo articolo analizzerò nel dettaglio il primo punto.

L'articolo 1 comma 1 della legge prevede che "i contratti stipulati in violazione degli obblighi di approvvigionarsi attraverso gli strumenti di acquisto messi a disposizione da Consip sono nulli, costituiscono illecito disciplinare e sono causa di responsabilità amministrativa". Prima di dire quali saranno le conseguenze, bisogna spiegare a grandi linee cosa sia Consip. Questa è una s.p.a. con azionista unico il Ministero delle Finanze, è la centrale di acquisti per la Pubblica Amministrazione. Tra le sue attività c'è quella di razionalizzare gli acquisti per la P.A. riducendo le spese.

Benissimo dirà qualcuno. Si, vero in parte.

Poiché è lo stesso discorso del grande centro commerciale che si divora tutte le piccole attività, mettendole in alcuni casi in crisi. Su Consip è facile che il più competitivo sia il più forte e grande, dal punto di vista economico. Come potrebbe (esempio) la piccola impresa di un paesino di montagna, competere contro un colosso centrale? Impossibile.Le Amministrazioni spesso acquistano beni e servizi da queste piccole realtà (serve anche per far girare l'economia locale), anche se in senso assoluto potrebbe esserci qualcuno in altra parte d'Italia più competitivo dal punto di vista squisitamente economico (ma sappiamo che, anche ai sensi della legge 163/2006, possono esistere criteri di assegnazione degli appalti diversi da quello del "prezzo più basso", che analizzano l'offerta presentata nel suo complesso e non solo in termini di prezzo). E' una sorta di "federalismo economico", per cui i soldi possono girare anche nelle piccole realtà locali in ottica antiglobalista.

Ora cosa cambia con questa norma? cambia tutto, poiché per qualsiasi fornitura di beni e servizi (ove previsto) si dovrà passare da Consip e ciò taglierà fuori molte imprese locali che rischieranno di andare in difficoltà, con tutte le problematiche del caso (fallimenti, disoccupazione, crisi locali, eccetera).·Qualcuno potrebbe dire: è la legge del mercato. Peccato che in Italia il 95% delle imprese siano di dimensioni medio piccole e questa norma potrebbe comportare la messa in ginocchio di numerose attività.

Ma ragioniamo pure in termini "assoluti": se le imprese locali chiuderanno, chi non dovesse abitare nei grossi centri vedrà aumentare le proprie spese per gli acquisti (si dovranno aggiungere i costi per gli spostamenti e pure il tempo maggiore che si dovrà impiegare per lo svolgimento delle medesime attività). Si spopoleranno i piccoli paesi (sta già succedendo), ci sarà una sovraurbanizzazione delle città con tutte le possibili conseguenze del caso (tra cui aumento generale del costo della vita, disoccupazione, conflitti sociali, aumento della criminalità, eccetera).

In nome del "trionfo" delle leggi di mercato.

Vediamo ora il comma 13 della medesima legge: "le amministrazioni pubbliche che abbiano validamente stipulato un contratto di fornitura o di servizi hanno diritto di recedere in qualsiasi tempo dal contratto...nel caso in cui i prezzi Consip siano migliorativi rispetto a quelli del contratto stipulato...e l'appaltatore non acconsenta ad una modifica proposta da Consip delle condizioni economiche...ogni patto contrario alla presente disposizione è nullo".

Assimilate tutto quanto detto per il punto precedente e ragioniamo, nel concreto, su questo comma facendo un semplice esempio di ciò che potrebbe accadere: una piccola impresa locale vince l'appalto di pulizia per un comune di una media città, aggiudicandosi la gara mettiamo per 100mila euro. Magari assume nuovi dipendenti per potere svolgere questa mansione. Il margine di guadagno è risicato, chi oggi fa piccola impresa lo sa bene, però si fa lavorare un po' di gente e ci si mette da parte uno stipendio anche per l'imprenditore.

Arriva la chiamata dal Comune: "Consip ci obbliga a recedere se non ricontrattiamo a 90mila euro".L'imprenditore dice: "ma io vado in rimessa a quella cifra". Il Comune: "mi dispiace è la legge". Click. Avanti Consip.

Si recede dal contratto e arriva l'impresa vincitrice della gara Consip che farà il lavoro per 90mila euro (questa riesce ad ammortizzare meglio i costi rispetto alla piccola). Il piccolo imprenditore messo alla porta cosa fa? Ha assunto degli operai che non può più pagare, li licenzia. Magari gli gira male e fallisce pure. Famiglie sul lastrico, disagi sociali, assegni di disoccupazione, aumento dei costi generali, però lo Stato avrà risparmiato 10mila euro (ma con quali maggiori costi sociali, in termini assoluti?).

Dove sarebbe il risparmio?

Poi magari la "ditta Consip" avrà la sua sede a 500km di distanza e non è detto che potrà dare la stessa disponibilità così come faceva la piccola impresa locale, sempre presente sul posto.

I professori, a tutte queste possibili conseguenze, ci hanno pensato?

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