In dieci anni le acquisizioni di Antonveneta e Banca del Salento hanno riempito Mps di debiti: ad oggi il bilancio conta 17 mld di titoli ad alto rischio e 6,2 mld di perdite. Responsabilità nel Pd, nella Fondazione, nella dirigenza - da De Bustis a Mussari.

 
Scritto da Sirio Valent il 25 gennaio 2013 in Economia

derivatiLo scandalo dei derivati nascosti a Bankitalia sta azzerando la credibilità di Rocca Salimbeni. In tre sedute, il titolo ha perso il 20% del suo valore, e continua a precipitare. La magistratura indaga, i vertici di Bankitalia e Tesoro preparano le carte per giustificarsi in Parlamento; intanto la banca senese deve fare i conti con 15 anni di scheletri nell’armadio – che non lasciano pulito nessuno.

“Il caso Montepaschi non è un fulmine a ciel sereno”, afferma sibillino il ministro dell’Economia Grilli. E ha ragione. La banca senese naviga in acque tempestose da anni: le dirigenze passano, i problemi restano, i debiti si accumulano. La fotografia dell’ultimo anno è già abbastanza rivelatrice: Montepaschi accumula in 20 mesi 6,2 miliardi di perdite. Da metà del 2012 la dirigenza Viola-Profumo tenta un piano industriale ardito per ridurre i costi: si prospettano quasi 5mila licenziamenti, tra chiusure di filiali e razionalizzazioni selvagge. Ma il problema chiave è la finanza: nel portafoglio Rocca Salimbeni ha titoli di stato per 26 miliardi (cioè 2 volte e mezzo il capitale sociale), derivati per 11 miliardi, cui si aggiungono 17 miliardi di crediti a rischio.

Da dove vengono queste perdite e debiti? Dall’acquisizione Antonveneta. Montepaschi compra nel 2009 la banca padovana dal Banco Santander di Emilio Botin: Ettore Gotti Tedeschi riesce a far pagare a Rocca Salimbeni 10 miliardi di euro (con un guadagno netto, per Santander, di 3 miliardi di euro) e almeno 5 miliardi oltre il valore patrimoniale della banca. Sull’operazione indaga la magistratura per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza. Da quest’operazione fallimentare e onerosa, la banca non si è più ripresa. Per correggere le perdite e mantenere un tasso di finanziamento adeguato (e resistere alle sanzioni Consob che sarebbero inevitabilmente arrivate), il Consiglio d’Amministrazione dà via libera alla finanza creativa. Si tentano operazioni critiche come Alexandria: 400 milioni di euro in titoli che due anni dopo sono scesi a 180 milioni. Un fallimento dietro l’altro. Ora esce fuori l’operazione Nomura, una compravendita di titoli derivati con cui il Montepaschi ha spalmato su trent’anni il rischio del debito: pagandone però un tasso d’interesse elevatissimo, che gli potrebbe arrivare a costare quasi un miliardo di euro. E soprattutto, non comunicando l’operazione a Bankitalia e Consob.

Nota: la Montepaschi ha effettivamente comprato titoli speciali dal Tesoro: si va dai Tremonti-bond (1,9 miliardi di euro acquisiti nel 2009) ai Monti-bond, per altri 2 miliardi. Sarebbe questo il famoso “tesoro dell’Imu” urlato da Grillo e dal Giornale, ovvero il travaso in Mps del denaro raccolto con l’imposta sulla prima casa. Ma come si vede, le date non coincidono: i primi sarebbero entrati in Mps quando ancora l’Imu non esisteva, i secondi sono ancora fermi al Tesoro stesso. Il travaso non esiste (e su questo ha ragione Monti).

Chi ci rimane travolto, in questo balletto di finanza oscura? Tutti. In primis il gruppo dirigente degli “anni selvaggi”, tra il 2002 al 2012: dal dalemiano De Bustis, che appoggiò Ricucci nel tentativo fallito di scalata al Corriere della Sera, a Giuseppe Mussari, presidente in carica durante l’acquisizione Antonveneta. Il management attuale – Viola e Profumo – cerca di presentarsi come innocenti ambasciatori, coloro che hanno rivelato la verità: ma se lo hanno fatto, lo hanno fatto dopo due anni di silenzio, e sotto pressione d’inchiesta. Responsabilità enormi ci sono anche a Siena, nel Pd di un territorio dove la Fondazione Montepaschi, il Comune, la Provincia sono legate da rapporti clientelari tutt’altro che trasparenti. Qualcuno parla di massoneria bancaria, difficile negarlo. La banca “rossa” – che ora tanto rossa non è, ma solo rappresentante di interessi economici locali - si è impantanata nei propri debiti per ingrandirsi, e rischia di franare. Pesantemente: e con lei un bel pezzo di credibilità del Partito Democratico (non solo a Siena, visto che sulla banca mise le mani anche D’Alema).

 

Articolo tratto da:

http://www.dirittodicritica.com/2013/01/25/montepaschi-crisi-mussari/

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