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terrone
Proferire il termine “terrone di m…!”,  nel corso di una banale lite per motivi di parcheggio, costituisce un’ ingiuria, per di più aggravata da finalità di discriminazione o di odio etnico o razziale (art. 3 L. 133/1993).


È quanto stabilito dal Tribunale di Varese, con una recente sentenza.

La lite nasce da una banale questione di parcheggio che fa emergere le frizioni esistenti con la famiglia di origine meridionale che abitano al piano terra. Un giorno il signore del piano di sopra posteggia in modo da sbarrare l’uscita al veicolo dei rivali: alle rimostranze delle donne risponde con il consueto armamentario di insulti contro i meridionali (“solo dei terroni possono parcheggiare in quel modo… siete una categoria di m…”); il tutto di fronte agli ospiti delle parti offese.

Secondo il Tribunale lombardo, l’aggravante a sfondo razzista collegata all’espressione ingiuriosa scatta per aver espresso, in modo inequivoco, un sentimento di grave pregiudizio e un giudizio di disvalore nei confronti di una categoria di cittadini italiani, quelli del Mezzogiorno, intesa come “popolazione distinta” per origini e tradizioni. Pertanto vi è, nell’espressione in commento, tutto il riferimento a una diversità di razza e alla
inferiorità della stessa. ( così Trib. Varese, sent. n. 67 del 29.03.2013) .

Esclusa l’esimente della provocazione ex articolo 599, comma secondo, laddove non risulta accertata l’illegittimità del posteggio rispetto al veicolo “incriminato”, né che il reo si sia rivolto alla polizia municipale per farlo rimuovere.

L’imputato pagherà dunque un risarcimento del danno nei confronti delle vittime, quantificato dal giudice in via equitativa, pari a 1.000 euro, oltre a 400 euro di multa e a 2000 euro di spese processuali.

Converrà dunque, tenere la lingua a freno la prossima volta, per l’attempato residente di un paese non lontano dal lago Maggiore!

 

Eugenio Gargiulo

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