marito tenta di ammazzare moglie maghi e cartomanti

Secondo un sentenza della Corte di Cassazione (n 26017 del 13 giugno 2013), il marito che tenta di ammazzare la moglie che chiama frequentemente maghi e cartomanti, facendo pervenire bollette spropositate, non prende l'aggravante dei futili motivi se l'ammontare della spesa prodotta dalla moglie incide significativamente sul bilancio familiare.

I FATTI

Un marito, esasperato dalle continue telefonate fatte dalla consorte a maghi e cartomanti, impugna un fucile e tenta di ucciderla. L'omicidio, fortunatamente, non si compie e l'uomo viene accusato di tentato omicidio.

La difesa chiede che venga accusato per lesioni gravissime, un reato che prevede una pena più lieve.

La Corte d'Appello ha condannato l'uomo per tentato omicidio con l'aggravante dei futili motivi, sulla base del presupposto che le telefonate non incidevano troppo sull'economia della famiglia, visto il reddito percepito; il tentato omicio del marito si deve considerare per la Corte d'Appello un gesto davvero spropositato rispetto ai "motivi" che l'hanno determinato. 

L'aggravante per futili motivi, assegnata in questi casi,  comporta un aumento della pena.

La Cassazione, adita dopo la sentenza d'appello, ha affermato che l'uomo debba essere condannato per tentato omicidio, dando in questo senso ragione all'accusa ma, dando qui ragione alla difesa, ha affermato che non gli si possa addebitare l'aggravante dei futili motivi perché le telefonate pesavano economicamente sul bilancio familiare, quindi i motivi del tentato omicidio non erano futili, ma "irrazionali". 

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