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Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n 19220 del 20 agosto 2013) è invervenuta a disciplinare il cosiddetto "consenso informato", ossia quell'insieme di doveri informativi che i medici hanno nei confronti dei pazienti prima che questi si sottopongano a cure o a interventi.

Secondo la Corte, che ribadisce i principi già espressi dalla nostra Costituzione e dalle norme internazionale, il medico ha il dovere di informare il paziente circa i rischi del trattamento sanitario a cui si sta sottoponendo.

Il diritto del paziente di essere informato discende dal principio di autodeterminazione garantito dalla Costituzione. Quest'ultimo principio conferisce al paziente la possibilità di rifiutare un intervento i cui rischi egli ritenga eccessivi e di non sottoporvisi, posto anche che l'art 32 della Costituzione stabilisce: "Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge."
Come deve essere il consenso informato?
Il medico, secondo la sentenza, deve garantire al paziente un'informazione completa, che metta in condizione lo stesso di conoscere tutti i possibili risvolti, positivi e negativi, del trattamento sanitario.

Non basta pertanto che il paziente firmi un foglio di routine prima dell 'inizio dell'intervento. Nel caso esaminato dalla Corte, al paziente era stato fatto firmare dalla segretaria un foglio, poco minuti prima dell'intervento, in un angolo buio, senza che egli potesse effettivamente esaminarne il contenuto.
La Cassazione ha stabilito infatti che: "Il consenso deve essere pienamente consapevole, ossia deve essere "informato", dovendo basarsi su informazioni dettagliate fornite dal medico. Tale consenso implica, quindi, la piena conoscenza della natura dell'intervento medico e/o chirurgico, dei suoi rischi, dei risultati conseguibili e delle possibili conseguenze negative ".
Non basta, pertanto, una veloce firma di stile su un modulo prima dell'intervento, perché questo non garantisce al paziente la corretta informazione. In tal caso, il medico sarà perseguibile penalmente per non aver fornito le giuste informazioni al paziente.


Sempre secondo la Cassazione: "l'informazione deve sostanziarsi in spiegazioni dettagliate ed adeguate al livello culturale del paziente, con l'adozione di un linguaggio che tenga conto del suo particolare stato soggettivo e del grado delle conoscenze specifiche di cui dispone".
Ciò significa che il medico deve non solo fornire le informazioni, ma accertarsi che il paziente, in base al suo livello culturale, le abbia capite. Il medico deve, insomma, vagliare preventivamente il livello culturale e psicologico dell'ammalato, e, sulla base di questo, fornire allo stesso un'informazione specifica e adatta al singolo paziente.
L'informazione non può essere insomma ciclostilata e uniforme, ma deve differenziarsi in base alle caratteristiche, anche psicologiche, del paziente

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