MONDO, 7 gennaio - La legge sul controllo delle nascite vigente in Cina non risparmia proprio nessuno, nemmeno un feto che ha raggiunto il nono mese.

Una donna, che aveva tre figli, è stata infatti costretta ad abortire all'ultimo mese di gravidanza. Secondo quanto riferiscono le fonti locali (Radio Free Asia), la donna, una musulmana degli uiguri, è stata obbligata a prendere dei medicinali abortivi; il piccolo è nato vivo, ma è deceduto subito dopo il parto proprio a causa delle pillole che la madre ha dovuto ingerire.

La donna, con la sua famiglia, si era trasferita pensando di poter sfuggire alle autorità, e si era rifugiata presso la casa del padre. Ma, nonostante tutto, la polizia è riuscita ad intercettarla.

Prelevata dall'abitazione, è stata coattivamente portata in ospedale, dove l'hanno obbligata ad assumere i farmaci. Aspettava un maschietto, che sarebbe nato tra poco.

Pare che anche altre cinque donne siano state costrette ad abortire.

Secondo la legge cinese sulla regolazione delle nascite, se la donna contraddice al divieto del numero massimo di figli permessi, viene obbligata a pagare un'ingente multa o ad abortire, anche all'ultimo mese. Questa pratica è molto pericolosa anche per la salute della donna.

Se, nonostante il divieto legislativo, la donna partorisce ugualmente, il bimbo non potrà mai essere riconosciuto dallo stato, e vivrà senza aver diritto alle cure mediche e all'istruzione.

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