Paolo Sorrentino la grande bellezza

È dal 1990, anno in cui fu premiato Giuseppe Tornatore per "Nuovo cinema Paradiso" che una pellicola italiana non vinceva un Golden Globe.

Ci sono voluti 24 anni e Paolo Sorrentino con "La grande bellezza", per ritornare a far parte della di categoria miglior film straniero nella cerimonia di premiazione avvenuta a Los Angeles il 12 gennaio scorso.
Il film, uscito il 21 maggio nelle sale italiane, ha ricevuto un'accoglienza calorosa dal pubico e dalla critica, grazie anche a un cast di prim'ordine formato da Toni Servillo, punta di diamante del regista, Carlo Verdone e Sabrina Ferilli. La storia è ambientata nella Roma percorsa da Jep Gambardella, un giornalista di costume che ha vissuto gli anni della Dolce Vita e ne sta vivendo la decadenza.
"Grazie Italia, questo è un paese davvero strano ma bellissimo", ha detto Sorrentino al momento della premiazione che ha aggiunto: "Non mi è stato anticipato niente, è stata una grande emozione. Agli americani è piaciuta la libertà con cui è stato utilizzato il mezzo cinematografico e questa grande cavalcata dentro Roma e una certa umanità."
Un premio, da molti considerato l'anticamera degli Oscar, con il quale concordano la maggior parte delle testate straniere.
The Guardian: "Sorrentino è tornato a Cannes con un bellissimo film, girato nello stile classico della Dolce vita di Fellini e della Notte di Antonioni. La grande bellezza è un ritorno al suo naturale linguaggio cinematografico, dopo la difficile esperienza in inglese con Sean Penn in This must be the place. Il film è superbo, ma c'è anche un eccesso di ricchezza che va un po' a discapito delle emozioni. Toni Servillo meriterebbe il premio per il miglior attore, grazie alla stupenda interpretazione di Jep".

Lee Marshall del Screen Daily scrive che il film è più adatto ad pubblico straniero perché: "Il paragone naturale da fare è quello con un'altra operetta impressionistica del regista napoletano: Il divo. Quel film però era immerso in una realtà storica, mentre La grande bellezza è più una raccolta di vignette senza tempo. Paradossalmente, questo è un film che potrebbe piacere di più all'estero che non in Italia. Sul terreno di casa, la visione di Roma di Sorrentino e della sua vita pseudo letteraria potrebbe sembrare un po' obsoleta".

La testata francese Le Monde esalta il film con questa recensione: "Con il suo broncio malizioso, il protagonista Jep ha un'aria da Walter Matthau alla romana mentre contempla le glorie dell'unica città al mondo in grado di fargli sentire l'eternità. L'ultimo lavoro del regista italiano è un omaggio alla Fiera della vanità, che alla fine restituisce un'umanità che sembrava non esserci all'inizio del film. Pur restando molto lontano dalla grandezza dei suoi maestri, Sorrentino dimostra sempre di avere delle belle trovate cinematografiche".
Infine, belle parole state scritte anche da Jay Weissberg di Variety: "La grande bellezza è un ricco banchetto cinematografico, che omaggia Roma in tutta la sua bellezza e superficialità. Di certo farà venire un'indigestione a qualcuno, che potrebbe vederla come l'opera di un cinefilo in posa che manca di vera profondità. E non importa se la stessa critica è stata mossa alla Dolce vita 53 anni fa. Il confronto non è casuale: come il capolavoro di Fellini, La grande bellezza fa di una figura esausta dal punto di vista esistenziale una guida dantesca attraverso la decadenza della vita romana".

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