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stamina iene colpa
"Sul caso Stamina l'informazione-spettacolo è stata irresponsabile" affermano tre noti scienziati che hanno scritto un editoriale per La Stampa.

La Stampa ha pubblicato un editoriale firmato da tre noti scienziati italiani, Elena Cattaneo, senatrice a vita della Repubblica Italiana, Michele De Luca e Gilberto Corbellini, nel quale si accusa il programma di Italia 1 di aver fatto propaganda ingannevolmente al metodo stamina. "La libertà di stampa è un valore non negoziabile. Proprio per questo, cioè per proteggerla, chi ne abusa causando danni a persone, in un Paese che costituzionalmente rifiuta ogni ipotesi di autorizzazione o censura, di regola andrebbe responsabilizzato dalla legge. Anche l'indicatore della libertà di stampa ci vede in fondo alla graduatoria internazionale dei paesi civili".

Il metodo Stamina, com'è ormai ben noto, è un "trattamento" che sarebbe a base di cellule staminali e che sarebbe in grado di curare numerose malattie invalidanti ma non vi è nessuna prova scientifica che la supporti. A darle visibilità e sostegno sono state proprio le "Iene": "Un esempio eclatante di irresponsabilità nella pratica della libertà d'informazione, da cui sono venuti danni irreparabili a persone e alla sanità pubblica". E ancora: "Interpretando al peggio la filosofia situazionista, che mescola finzione e realtà, sono state asserite circostanze insussistenti per manipolare e spettacolarizzare le sofferenze di malati e parenti. Viceversa, i fatti provati che condannavano Stamina sono stati trasfigurati. Sono stati letteralmente ribaltati e proposti come una «dimostrazione» della «falsa propaganda del potere costituito» o di non meglio precisati «interessi di potenti multinazionali». In quanto tali, gli eroici giornalisti di «Le Iene» li contrastavano. E per farlo hanno condito il tutto con «impressioni» o «sensazioni» mosse dalle più viscerali e irrazionali emozioni. Si dovevano usare per far questo bambini malati?"

Parole dure che, senza mezzi termini, condannano chi con la salute, ma ancor più con la morte, gioca a fare l'eroe, non tenendo presenti tutti i fattori possibili com'è d'obbligo fare in questi casi. Nello specifico, i tre scienziati scrivono che sono molte le cose di cui le "Iene" si sono disinteressate benché siano a completa disposizione di chi le richieda:
1) dell'indagare e raccontare che fosse Vannoni a intrattenere accordi commerciali con un'impresa farmaceutica multinazionale (Medestea – che le cronache dicono sia stata censurata dall'antitrust decine di volte per pubblicità ingannevole – tanto per restare in tema di corretta informazione);
2) del perché il proprietario di quella stessa multinazionale comparisse «improvvisamente» dietro le telecamere di «Le Iene» durante l'aggressione a Bianco (giusto quei secondi per permettergli di esprimere squallidi epiteti sottotitolati dal programma senza dire chi realmente fosse e quali fossero i suoi interessi ad esprimersi così);
3) del dettagliare l'insussistenza del «metodo» come riportato nelle valutazioni dell'ufficio brevetti americano (diventate pubbliche solo perché Vannoni & Co. non riuscirono nell'intento di «nasconderle»);
4) dello spiegare cosa significhi uno pseudo-metodo plagiato e falsato da artefatti sperimentali russi (come riportato da Nature);
5) che il trattamento Stamina non avesse nemmeno i requisiti di legge per essere «compassionevole» (termine usato spesso e a sproposito nei loro servizi);
6) che non vi fosse mai stata un'autorizzazione formale dell'Agenzia Italiana del Farmaco ad effettuare il trattamento presso gli Spedali Civili di Brescia (fatto mai smentito da Brescia), e che anzi, nel 2012, l'Agenzia avesse riscontrato illegalità su ogni fronte;
7) del raccogliere e raccontare i motivi che hanno spinto gli specialisti scienziati e clinici del mondo, oltre a premi Nobel, ad evidenziare che «non c'è nessun metodo» e nessuna «cartella clinica» in cui fosse scritto che i pazienti erano migliorati;
8) che in agosto Vannoni stesso avesse detto che la sperimentazione clinica del suo «metodo» era inutile e che per la variabilità della Sma – fino a quel momento malattia bandiera di Stamina e di «Le Iene» – tale malattia era da escludere dalla sperimentazione governativa in quanto sarebbe stato impossibile osservare benefici".

Dunque, più che informazione, il popolare programma Mediaset ha dato alimentato un caso mediatico per il mero di gusto di fare spettacolo senza aver avviato una vera inchiesta giornalistica. Tutto questo porta alla seguente, tragica, conclusione: "Fino a quando in Italia si potrà continuare a giocare sul fatto che in un «varietà anomalo» si possa fare anche pseudo-informazione senza avvisare lo spettatore che si tratta di puro spettacolo? Questa è diventata l'immagine dell'Italia all'estero: quella di un Paese dove negli ultimi decenni – a livello della comunicazione non solo mediatica, ma anche politica – è sempre più difficile distinguere tra le spettacolarizzazioni mistificatorie e la realtà".

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