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impeachment napolitano
Commissioni bloccate, bagarre sul voto per l'Italicum, i Cinque Stelle che disertano le Aule e depositano l'impeachment a Napolitano. Finisce la giornata parlamentare più tesa dall'inizio della legislatura. E ora Montecitorio si prepara alle prime votazioni sulla riforma elettorale.

Gli insulti, gli assalti, i blocchi, una gomitata, le parolacce da bettola, voti regolari a metà, dibattiti interrotti, la disobbedienza civile insieme a quella incivile, le minacce di sanzioni, di querele, di ricorsi alla Consulta. Una guerriglia durata due giorni ha trasformato la Camera dei deputati in un ring con uno scontro perpetuo, la cui fotografia è il faccia a faccia, simile più a quello tra due centrocampisti in una semifinale che non una disputa retorica, tra il capogruppo del Pd Roberto Speranza e una delle figure di riferimento dei Cinque Stelle, Alessandro Di Battista. Insieme ad altre due immagini del giorno: le porte degli uffici della presidente della Camera Laura Boldrini sbarrate per sicurezza e i commessi che presidiano l’Aula di Montecitorio.

Un nervosismo esploso dopo la “ghigliottina” decisa dalla presidente della Camera Laura Boldrini e che ha caratterizzato l’intera giornata parlamentare: sono state bloccate le commissioni, il voto sul testo-base dell’Italicum è avvenuto nel caos e molti deputati (di vari partiti: Sel, Fratelli d’Italia, Ncd, Lega) hanno denunciato poi in Aula di non aver potuto esprimere la propria preferenza perché l’accesso era bloccato. I grillini hanno scelto per un giorno l’Aventino, disertando i lavori a Montecitorio e al Senato. Domani (31 gennaio) torneranno sui loro banchi – assicurano – ma la pace sarà lontana, come hanno già promesso nelle scorse ore. Tanto più che la stessa Boldrini ha annunciato sanzioni rapide: il M5s, ha detto, “non sa utilizzare gli strumenti che ci sono per svolgere il suo ruolo e allora ricorre ad altri mezzi: la violenza, le minacce, il turpiloquio. Tutte cose inaccettabili”. Il rischio quindi è che si entri in un circolo vizioso. Cerchio che si chiude, per inciso, con l’avvio della procedura per la messa in stato d’accusa del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Lui non sembra preoccupato: “Faccia pure il suo corso”. Ma resta l’impronta della giornata di più alta tensione dall’inizio della legislatura e forse degli ultimi anni, con il fuoco incrociato tra istituzioni e partiti. Il segretario del Partito democratico Matteo Renzi attacca: ”Hanno scambiato il Parlamento per una sorta di ring dove bloccare la democrazia“. Lui replica: “L’iter faccia pure il suo corso”. In serata il commento anche di Guglielmo Epifani (Pd): “Il comportamento dei parlamentari del Movimento 5 Stelle in queste ore non solo viola leggi e prassi, ma tenta di minare il cuore delle nostre istituzioni. A cominciare dalla più alta magistratura, la presidenza della Repubblica, dalla presidenza della Camera, fino al funzionamento stesso del Parlamento repubblicano. Si tratta di comportamenti che vanno condannati fermamente”.

Ora il rischio è che si arrivi alle carte bollate, come minimo. Da una parte il Movimento Cinque Stelle annuncia un ricorso alla Corte Costituzionali per annullare i voti nelle commissioni e sul decreto Imu-Bankitalia. Dall’altra i deputati democratici che ventilano profili penali nel blocco del lavoro degli organismi parlamentari e le colleghe di partito che querelano il grillino Massimo De Rosa che le ha accusate durante una riunione di “essere lì perché siete brave a fare i p…”. Le 24 ore di puro stile sono completate dalla stessa Boldrini che se la prende molto con i Cinque Stelle e un pochino con il governo (“rigidità contrapposte”) e Beppe Grillo che definisce il suo movimento “la nuova Resistenza” e che si appresta a scendere a Roma per dare sostegno ai suoi.

In questa atmosfera niente male è iniziata la discussione generale a Montecitorio sulla riforma elettorale che nelle prossime ore voterà le pregiudiziali di incostituzionalità. C’è lo spettro del voto segreto, anche se anche la minoranza Pd assicura che tutti i deputati democratici voteranno contro le pregiudiziali. Ma anche i piccoli partiti della maggioranza e dell’opposizione lamentano le modalità del voto in commissione. Lega e Fdi, non appena inizia il dibattito in Aula, chiedono di riportare subito il testo in commissione. E nella mattina del 31 gennaio la loro richiesta sarà messa in votazione. La maggioranza che può affossare la proposta di ritorno in commissione è molto larga e quindi la questione sembra destinata a morire lì. Ma con il Pd non si può mai dire.

 

Tratto da

FQ

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