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L'uomo denunciato dalla suocera è stato assolto dalla Cassazione.

Mariti d'Italia festeggiate. Da oggi insultare con l'appellativo di "vipera" vostra suocera non è reato. Dovrete dire grazie a Michele D.A., siciliano di 45 anni che aveva chiamato, appunto, "vipera" la madre di sua moglie per ben tre volte. Secondo la Cassazione, però, le espressioni sono solo "dichiarazioni d'insofferenza" che non possono essere processate. La Corte Suprema, dunque, ha annullato la condanna imposta nel 2012 dal Tribunale di Nicosia (Enna) a Michele, giudicato colpevole per aver epitetato, come detto, la suocera Santina che si era intromessa in una lite con la moglie.
Il fatto, allora, non sussiste perché "Se è vero che il reato di ingiuria si perfeziona per il solo fatto che l'offesa al decoro o all'onore della persona avvenga alla sua presenza, è altrettanto vero che non integrano la condotta di ingiuria le espressioni che si risolvano in dichiarazioni di insofferenza rispetto all'azione del soggetto nei cui confronti sono dirette e sono prive di contenuto offensivo nei riguardi dell'altrui onore e decoro, persino se formulate con terminologia scomposta e ineducata".

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