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Quelli più recenti , che ritraggono la situazione reddituale degli avvocati italiani, appaiono come  dati allarmanti, relativi  ad una categoria in forte stallo, complice – più che la crisi economica – una crisi strutturale del settore giustizia e l’impennata delle spese processuali.  

Il calo del contenzioso, secondo alcune stime pubblicate da giornali economici nazionali, risulterebbe di circa un terzo: un conteggio, però, che non dice che i restanti due terzi sarebbero concentrati, in gran parte, nelle mani degli studi più forti e organizzati.   Pertanto è finita definitivamente l’era dell’avvocato “bottegaio”. È il tramonto, anche, delle economie artigianali, in favore di quelle a carattere imprenditoriale.  

In questi giorni u n professionista , delegato di Cassa Forense, ha pubblicato sul giornale della Cassa Forense, CF News, i redditi degli avvocati italiani. Secondo i dati “ufficiali”,   - gli avvocati iscritti alla Cassa al 31.12.2012 erano 177.088 con un reddito medio di € 46.921: però, solo il 10,1% (17.903) ha dichiarato un reddito superiore ad € 91.550, che costituiva il tetto reddituale per quell’anno, mentre la media del restante 89,9% (159.181) si riduce ad € 23.901;   - gli avvocati iscritti agli Albi al 31.12.2012 erano 230.435 (di cui 177.088 come detto iscritti anche alla Cassa) con reddito medio di € 38.629; mentre quella del restante 92,2% “precipita” ad € 18.438.  

Gli avvocati, invece,  iscritti agli Albi ma non alla Cassa al 31.12.2012 erano 53.347 con reddito medio di € 3.182;   - gli avvocati iscritti alla Cassa che dichiarano oltre € 91.550 hanno una media reddituale di circa 10 volte superiore a quella dei colleghi iscritti alla Cassa con redditi dichiarati inferiori ad € 91.550.  

Al di là dell’indubbio peso che la “questione fiscale” ha su tale situazione, non si potrà neanche negare che la categoria nulla ha fatto, sino ad oggi, per venire incontro alle esigenze del mercato. Anzi si è finito per irrigidire norme (deontologiche e non) ormai obsolete e spesso contrarie alle esigenze della clientela. Così, dimenticando che la domanda di servizi legali è moderatamente elastica, piuttosto che attribuire alla professione un piglio di modernità e maggiore flessibilità, si è finito per imbrigliarla nelle proprie stesse regole.

La conseguenza è che così si è creata una nuova categoria di poveri, ovvero quella rappresentata da circa 60.000 avvocati che raggiungono a mala pena il reddito medio annuale di appena 3.000 euro!

Foggia, 6 agosto 2014                                                          

Avv. Eugenio Gargiulo 

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