stasi Milano, 17 dicembre - La Corte d'Assise d'Appello di Milano ha condannato  Alberto Stasi a 16 anni per l'omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco, in provincia di Pavia, il 13 agosto del 2007.

Stasi è stato anche assoggettato all'interdizione perpetua dai pubblici uffici; inoltre, dovrà versare alla famiglia della vittima un risarcimento di un milione di euro e pagare tutte le spese processuali.

Il Pubblico Ministero aveva chiesto per l'imputato una pena di trent'anni; la corte, però, non ha considerato l'aggravante della crudeltà, e per questo motivo la pena inflitta a Stasi è quasi la metà di quella richiesta dall'accusa.

La vicenda processuale relativa all'omicidio Poggi è stata certamente tortuosa; infatti, in primo e secondo grado l'imputato era stato assolto per mancanza di prove.

La sentenza di secondo grado è stata poi ribaltata dalla Cassazione, che aveva rinviato il processo davanti alla corte milanese per una nuova celebrazione.

Secondo la Corte di Cassazione, nel processo non erano state adeguatamente valutati alcuni indizi; ad aprile di quest'anno è quindi incominciato il processo d'appello bis, durante il quale sono state prese in considerazione altre prove, ed è stato disposto il sequestro di una bicicletta di color nero che era di proprietà di Stasi.

Sono stati inoltre svolti ulteriori accertamenti, come quello della camminata; secondo le accuse, infatti, Stasi, nel momento in cui è entrato in casa Poggi e ha ritrovato il corpo della vittima steso per terra, non avrebbe potuto non macchiarsi le suole della scarpe, vista la quantità di sangue presente sul pavimento della villetta.

Durante la requisitoria il Pubblico Ministero ha dato quindi risalto ad ulteriori prove, prima non sufficientemente valorizzate, come quella relativa alle quattro impronte lasciate dall'assassino sulla maglia della vittima e la presenza di alcuni graffi sul braccio di Stasi fotografati subito dopo il ritrovamento del corpo. 

Questi graffi, secondo l'accusa, erano stati il frutto di una colluttazione avvenuta con la vittima durante l'omicidio.

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