piersanti mattarella

 

 

Il 6 gennaio 1980 Piersanti Mattarella (nella foto), Presidente della Regione Siciliana, venne ammazzato mentre, a bordo della sua vettura, si stava dirigendo a messa con la famiglia.

Piersanti era in macchina con sua moglie, i due figli e la suocera; all'improvviso un killer si avvicinò alla sua vettura e lo uccise con otto pallottole. Siamo a Palermo, in Viale della Libertà, luogo dove poi è stata affissa una targa di commemorazione della vittima.

Dopo diverse indagini, che avevano inizialmente identificato come responsabili alcuni appartenenti all'estrema destra collusi con la mafia, sono stati rintracciati gli autori del delitto, anche se il sicario, cioè colui che ha commesso materialmente l'omicidio, non è stato mai identificato.

Piersanti Mattarella fu assassinato perché, durante la conferenza regionale dell'agricoltura, svoltasi nel febbraio del 1979, diede ragione a Pio La Torre, politico e sindacalista ucciso dalla mafia il 30 aprile 1982, che in quella sede aveva denunciato la corruzione e il malcostume che si annidavano all'interno dell'Assessorato dell'Agricoltura.

La reazione di Piersanti al discorso di Pio La Torre stupì tutti i presenti, che si aspettavano probabilmente un risposta diversa da parte del Governatore. 

Da quel momento per la mafia siciliana divenne una persona nemica, perché Piersanti diede ragione a Pio La Torre, affermando che la corruzione e il crimine erano purtroppo presenti nella regione, e che dovevano anche essere combattuti.

La dichiarazione di Mattarella non era altro che un'esternazione di ciò che il politico aveva da tempo in mente di fare. 

Grazie alla testimonianza di Tommaso Buscetta, il famoso pentito che diede un apporto fondamentale alla cattura dei capi di Cosa Nostra, fu chiaro che fu la mafia ad ordinare l'assassinio del Governatore, che voleva modificare radicalmente il costume siciliano e la sua matrice corrotta.

Per l'omicidio di Piersanti furono condannati all'ergastolo Salvatore Riina, Bernardo Brusca, Bernardo Provenzano, Francesco Madonia, Michele Greco, Giuseppe Calò e Nenè Geraci.

Alla luce di questi fatti, che non vanno mai dimenticati, assumono un valore fondamentale le parole del nuovo Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, fratello di Piersanti: "La lotta alla mafia e quella alla corruzione sono priorità assolute. La corruzione ha raggiunto un livello inaccettabile, divora risorse che potrebbero essere destinate ai cittadini, impedisce la corretta espressione delle regole del mercato, favorisce le consorterie e danneggia i meritevoli e i capaci".

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