Martedi 16-6-15, la trasmissione televisiva “Porta a Porta”, condotta da Bruno Vespa, ha ospitato il nominato e mai eletto Presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Nel corso della trasmissione, Vespa lo ha incalzato con pungenti domande riguardanti la corruzione di “Roma Capitale”. Il pur collaudato laleologo, ha cercato di sottrarsi affannosamente all’argomento. Ma il suo interlocutore lo ha tallonato, costringendolo ad abbandonarsi a una inattesa affermazione. A quel punto, Renzi ha detto: “Mi sembra proprio che lei voglia tornare a parlare di Roma”. Vespa gli risponde abbozzando un sorriso, ma insiste con le sue richieste. Allora Renzi cerca di scaricare Ignazio Marino, precisando: “E’ una persona perbene, ma governi o vada a casa”. Solo che, nella circostanza, forse per l’emozione dovuta alla singolarità del momento, egli incorre in un clamoroso lapsus: infatti, quando Vespa gli fa’ notare come dagli ultimi scandali emerga una offuscata immagine del PD, il laleologo si lascia andare a una disarticolata autodifesa. Il risultato si compendia in un inopinato lapsus, quando chiarisce: “Non conosco le carte, quindi non do’ giudizi sommari. Però noi siamo quelli che abbiamo alzato le tasse”. Subito dopo, resosi conto della gravità della sua affermazione, Renzi cerca di correre ai ripari, specificando frettolosamente: “No. Scusi. Stavo già pensando al dopo… volevo dire: siamo quelli che abbiamo alzato totalmente le pene contro la corruzione”. Ma ormai, quel che doveva ma che non voleva dire, lo aveva detto. Ormai aveva detto la verità. Seppure soltanto per sbaglio.

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