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L’Expo 2015 è una manifestazione voluta dalle multinazionali alimentari per propagandare i loro prodotti. Per rendersene conto, basta verificare chi ne siano i finanziatori.

Fra costoro figurano colossi alimentari come “CocaCola” e “Mac Donald’s”: il primo è talmente potente da potersi arrogare il diritto della flagrante violazione della vigente normativa inerente l’esaustiva dichiarazione del contenuto del suo prodotto; il secondo, è responsabile del disboscamento di parte della foresta amazzonica per derivarne terreni da destinare alle colture necessarie per l’allevamento dei bovini che poi trasforma nel cibo spazzatura costituente la delizia del palato di una sprovveduta gioventù che non si rende conto di avvelenarsi consumando carni adulterate, soprattutto con ormoni e anabolizzanti, necessari per favorire la rapida crescita di quelle povere bestie.

Quella reclamizzata dalla passerella milanese, è la vera criminalità: quella legalizzata dal Dio Denaro! Ma di questo non si occupano i corrotti politicanti, né, tanto meno, la ancor più corrotta stampa di regime, conniventi ormai nella diffusione di molte malattie riconducibili a una cattiva alimentazione. In proposito, è indicativo precisare che, proprio in conseguenza di una sbagliata alimentazione, gran parte della società occidentale soffra di obesità e di disturbi cardiovascolari.

Stranamente, questo mercato alimentare non è accompagnato da apposite conferenze trattanti le regole di una corretta alimentazione. Riguardo l’artificioso slogan da esso adottato, “Nutrire la Terra”, basti ricordare che la stessa non si nutra certamente attraverso la propaganda degli interessi economici delle multinazionali alimentari, le quali sono vocate all’esclusiva realizzazione dei propri profitti e non certamente alla salvaguardia della salute dei consumatori. A rendere ancor più disgustosa questa anomala passerella, contribuisce il permesso accordato a molti Stati di pubblicizzare le rispettive stravaganze alimentari a base di serpenti o di insetti o di vermi.

La compulsiva spinta alla globalizzazione, ha sedimentato fuorvianti modelli alimentari, i quali hanno contribuito a condurre l’Africa lontana dall’autosufficienza alimentare. In proposito, è determinante rilevare come, fino agli anni ’50, la popolazione africana era ¼ di quella europea, mentre attualmente tale rapporto appare invertito.

 L’aspetto più deleterio di Expo 2015, riguarda però il fatto che esso non doveva presentare il cibo alla stregua di una fiera qualsiasi, come se esso fosse qualcosa da offrire come una variabile condizionata dal palato della gente, ma come il fine di una corretta alimentazione. Per chiarire meglio questo aspetto, valga la risposta fornita da Rita Levi Montalcini, la quale ha vissuto fino all’età di 103 anni, a quanti le domandavano le ragioni della sua straordinaria longevità: “Mangiare poco, quanto basta per mantenere il corpo in salute, e bene, eliminando i grassi animali”. Non è ovviamente questa la circostanza dell’Expo, altrimenti si lederebbero gli interessi delle multinazionali alimentari che lo hanno finanziato a spese dei troppi ingenui i quali si illudono di poter assimilare il cibo all’edonismo piuttosto che a una necessità della vita.

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