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Per il suo 79° anniversario, che cade oggi 29 settembre, Berlusconi ha regalato all’Italia una destra allo sfascio, che non sa dove andare, mentre lo stesso Berlusconi indica, penosamente, la via di Arcore, come ultimo rifugio di ciò che resta della destra italiana, fotocopia delle destre europee e mondiali, farcite di scandali, corruzioni, turbative di aste pubbliche; una destra che ha perso i connotati della grande tradizione liberale, con il suo grande patrimonio di valori e di statisti capaci di interpretarli.

La destra odierna ha inventato la distorsione del liberalismo, realizzando una nuova formula indicata come “liberismo”, che ha negato e nega ancora la forza ideale in difesa della dignità della persona e di ogni persona, interprete dei valori di libertà, uguaglianza e legalità. Per modificare se stessa e incidere positivamente sulle sorti nazionali (e anche internazionali), la destra dovrebbe ridiventare avamposto di trasparenza e motore di efficienza; una destra in grado di reclamane il ruolo di protagonista, allineandosi nella condizione delle grandi democrazie occidentali.
Ma per fare ciò e assumere il ruolo-pilota della ripresa economica e morale, occorrono grandi interpreti, come lo furono gli statisti che risollevarono l’Italia dalle macerie della seconda guerra mondiale.
Le sorti della destra italiana oggi sono nelle mani di pochi uomini di scarsissimo valore etico, politico, sociale. Messi insieme tutti i partiti che vorrebbero incarnare la destra, non arrivano a raggiungere un terzo delle intenzioni di voto, e non per convinta repulsione dei valori liberali (diventati liberisti) ma per totale mancanza di uomini capaci di coagulare consensi attirati dall’autorevolezza del leader.
Con penosa escursione transitiamo da un Berlusconi ormai svuotato di ogni carisma, segno che non si trattava di autorevolezza riconosciuta dagli elettori, bensì di autorità imposta dall’alto.
Nello stesso partito dell’ex-tutto, ancora emergono i nomi di Brunetta, Santanchè, Gelmini, Carfagna, etc.etc. mentre altri personaggi non certo illustri di proprio ma solo perché forniscono alle critiche materiale su cui scrivere, transfughi per interesse, voltagabbana per vocazione, da Alfano a Fini, da Bonaiuti e Bondi, da Verdini a Fitto con un gregge in piena transumanza al seguito, esclusivamente dedito alla ricerca di salvare la legislatura e con essa il diritto al vitalizio , così ben descritto dal sen. Razzi.
Con questi esemplari la destra italiana, già immersa fino al collo nelle sabbie mobili degli scandali, non cerca nemmeno di darsi un leader credibile, lasciando spazio ad un Matteo Salvini e alla sua Lega, che non interpreta valori liberali, e nemmeno liberisti, ma si limita alla imitazione del nazionalismo neo-fascista della Le Pen, con l’aggravante della memoria del resto d’Italia che non ha dimenticato i refrein in auge di una Lega al Governo con Berlusconi premier: “Roma ladrona” “Meridionali terroni”, “Forza Etna” quando l’eruzione del vulcano minacciava Nicolosi, scivolata poi nelle truffe sui rimborsi elettorali, bruciati con speculazioni in Tanzania, acquisto di brillanti e lauree albanesi da parte del figlio dell’allora leader Bossi; truffe per le quali l’attuale Lega di Salvini non ha voluto costituirsi parte civile, come scambio di favori e di compiacenti e omertosi silenzi

Rosario Amico Roxas

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