Il momento tanto atteso della pausa mensa viene spesso utilizzato dagli operai nei modi più differenti possibili: c’è chi si riposa schiacciando un pisolino, chi passeggiando o chiacchierando con gli amici e anche chi, invece, guarda film porno, nonostante sia formalmente sul luogo di lavoro.

E’ opinione della Suprema Corte di Cassazione che tale comportamento, per quanto deprecabile, non può essere causa di licenziamento. La recentissima sentenza del “Palazzaccio” sembra più un caso da “gossip giuridico”, se non fosse che la Corte ne trae spunto per chiarire quando è possibile comminare sanzioni disciplinari al dipendente anche fuori gli orari strettamente lavorativi.

Ma sintetizziamo la vicenda dalla quale ha tratto spunto la sentenza della suprema Corte: un uomo, durante il turno di lavoro, veniva notato dal personale addetto alla tutela del patrimonio aziendale in compagnia di alcuni colleghi di lavoro. In seguito a una serie di controlli - riferisce sempre la sentenza- nell’armadietto dell’operaio era stato ritrovato un pc con tre dvd a carattere pornografico. Da qui la decisione dell’azienda di espellere dal lavoro il dipendente. Il suo comportamento è stato censurato perché avrebbe leso il rapporto di fiducia con il datore di lavoro “svolgendo attività estranea alla prestazione lavorativa consistenti nella visione di filmati a carattere pornografico”.

Tuttavia, secondo gli “ermellini” della Cassazione, il comportamento del dipendente durante la pausa mensa non può essere sindacato dall’azienda, sempre che non si concretizzi in un oggettivo danno per il patrimonio aziendale. Posto, infatti, che non costituisce illecito vedere film a luci rosse, tutt’al più la condotta del dipendente potrebbe essere sanzionata laddove questi impieghi l’orario lavorativo – e non invece le pause necessarie per il ristoro psico-fisico – per attività che nulla hanno a che vedere con la prestazione oggetto del contratto. ( in tal senso Cass. sent. n. 20728/15 del 14.10.2015)

In definitiva, l’avvertimento della Cassazione è chiaro: anche se la pausa pranzo viene consumata in azienda, servendosi del servizio mensa, il datore di lavoro non può entrare nella privacy del dipendente e stabilire cosa questi possa fare e cosa no in tale frazione. Il lavoratore, infatti, è tenuto a garantire all’azienda la propria integrale disponibilità solo durante le ore di lavoro e non negli altri momenti della giornata, seppur fisicamente sul luogo di lavoro!

Foggia, 15 ottobre 2015

avv. Eugenio Gargiulo

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