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 In questi giorni si è molto parlato del provvedimento di depenalizzazione messo in atto dal Governo, e che riguarda reati di minor gravità.  Depenalizzare un reato significa trasformarlo da fatto penalmente rilevante in sanzione amministrativa.  

Si tratta ovviamente di fatti che hanno una gravità di gran lunga inferiore rispetto ai reati classici (come l'omicidio, la violenza, le lesioni), e che tuttavia in passato il legislatore ha deciso di punire con la più intensa sanzione penale.  

Perché si provvede a depenalizzare, cioè a trasformare un fatto considerato reato (e per il quale è prevista una sanzione penale) in illecito amministrativo?  

I motivi possono essere diversi, come un cambio del costume sociale o la necessità di far fronte ad esigenze contingenti.

Per quanto riguarda il costume sociale, si può fare l'esempio del topless. In passato prendere il sole a seno scoperto era reato, ma dato che le abitudini sociali sono cambiate, il legislatore e la giurisprudenza si sono adeguati e hanno depenalizzato il comportamento.

In relazione alle esigenze contingenti, diverse sono le ragioni che spingono alla depenalizzazione dei reati più lievi; in primis, il fatto che i tribunali siano ingolfati, e non si ritiene quindi proficuo impegnare l'apparato giudiziario per questioni di minore importanza, che possono tranquillamente essere risolte in via amministrativa.  

Questo secondo motivo è alla base del nuovo provvedimento del Governo. L'intervento legislativo recentemente predisposto riguarda principalmente i reati connessi alla coltivazione della cannabis ad uso terapeutico, il noleggio di materiale soggetto a copyright, la guida senza patente, gli atti osceni.  

In merito alla cannabis, bisogna precisare che la depenalizzazione riguarda solo coloro che la coltivano a fine terapeutico, e sono quindi soggetti al rispetto di determinate procedure previste dalla legge.  La violazione di queste procedure era prevista di per sé come reato, ma con la nuova disciplina tale illecito sarà trasformato in sanzione amministrativa.  

Per scansare ogni dubbio è meglio dire che solo coloro che sono già autorizzati dalle autorità competenti a coltivare la cannabis per uso terapeutico si avvarranno della depenalizzazione, che riguarda solo le violazioni delle procedure legalmente previste per compiere detta attività.  Coltivare cannabis per scopo ricreativo e per spaccio rimane pertanto reato.  

Chi sarà colto a guidare senza patente sarà invece assoggettato ad una salata sanzione amministrativa, ma non subirà più un processo penale. Anche qui bisogna fare dei chiarimenti. Se passa la riforma, solo la guida senza patente sarà depenalizzata. Questo significa che la depenalizzazione non riguarda tutti gli altri comportamenti criminosi correlati alla guida, come ad esempio l'omicidio, che logicamente rimangono reati.  In caso di recidiva (cioè si si viene colti alla guida senza patente per la seconda volta), allora il responsabile sarà sottoposto ad una sanzione penale.  

La necessità di depenalizzare è stata recentemente messa in luce anche da Donato Capece, del sindacato di polizia penitenziaria Sappe, il quale ha asserito che la trasformazione dei reati più lievi in illeciti amministrativi porterebbe sicuramente ad una diminuzione dell'affollamento carcerario, problema che da anni affligge il nostro sistema giudiziario, e per il quale, ricordiamolo, l'Italia ha già pagato diverse sanzioni all'Unione Europea.  

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