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bail in
Stiamo subendo l’ennesimo raggiro perpetrato dal sempre più depravato mondo finanziario. Come al solito, al fine di renderlo accetto al volgo, viene presentato in lingua inglese. Questo espediente è di strategica importanza quando ci si rivolge a un coacervo androide alieno ormai al concetto di idioma e quindi di identità e di sovranità nazionale. Il riferimento è al cosiddetto “bail in”: vale a dire a quel flagrante imbroglio grazie al quale, con decorrenza dal 1 gennaio 2016, gli istituti bancari in difficoltà economica potranno riequilibrare i rispettivi bilanci attraverso prelievi coatti consumati a danno dei loro clienti.

Come di prammatica, l’informazione di regime ha celebrato l’introduzione di questa impostura. Nel suo vergognoso asservimento al potere, essa non poteva fare diversamente. Quando invece, in un ordinario contesto sociale, tale provvedimento avrebbe dovuto essere energicamente avversato poiché legalizza le banche a derubare i loro clienti.

 

Questo sciagurato progetto, decreta inoltre la fine della banca intesa come istituzionale riferimento di fiducia per il cittadino. Purtroppo, sembra che tale situazione non preoccupi la gente più di tanto, al punto da non rendere percepibile alcuna manifestazione di dissenso. Del resto, il “volgo disperso che nome non ha”, è talmente disperso da essere divenuto ormai inesistente. La sua deprecabile abulia è d’altronde la vera responsabile della sempre più ineluttabile transizione verso la dittatura finanziaria. In questo contesto di profondo degrado socioantropologico, viene meno ancor più il ruolo della banca operante a proprio rischio, perché, con il bail in, cambia tutto. Il che è di inaudita gravità, poiché autorizza la banca versante in difficoltà economica a rifarsi sul denaro dei depositanti. Facendo così cadere uno dei pilastri dell’odierno sistema bancario: quello della custodia e della garanzia del diritto di proprietà dei clienti.

 

Siamo indubbiamente di fronte a una palese indecenza sociale e giuridica, nei cui confronti la gente, e quindi l'afasico gregge, anziché ribellarsi con decisione nella rivendicazione di un inalienabile principio giuridico, soccombe supinamente di fronte alla protervia del mondo finanziario. La sua deprecabile inerzia, consente alle banche di seguitare a giocare d’azzardo nel mercato finanziario grazie alle fiches elargite dalla banca centrale, salvo farsi poi risarcire dai soldi dei depositanti per le perdite subìte.

Per avere una più esaustiva idea della situazione prodottasi, basti ricordare che sia sufficiente una minima flessione dell’attivo di bilancio per azzerare l’intero capitale del sistema bancario, che di conseguenza si blocchi e diventi insolvente. Di questo, non si preoccupano gli aguzzini monetari. Non lo fanno perché protetti dal bail in, il quale è stato concepito nell’evidente intento di far ricapitalizzare alla collettività le loro follie.

 

Nello stesso contesto si inscrive la futura eliminazione del denaro contante, la quale è destinata a scongiurare, in vista dell’imminente crisi economica globale, la corsa dei clienti agli sportelli bancari per il ritiro dei rispettivi depositi. Infatti, questa situazione farebbe implodere il sistema bancario, prospettando preoccupanti scenari sociali.

L'abolizione del denaro contante, lascerà circolare soltanto la moneta elettronica, con il conseguente crollo del mercato azionario e obbligazionario, a cui seguirà una grave crisi economica. Stante quella situazione, le autorità monetarie applicheranno un tasso negativo sul denaro digitale, nel vano tentativo di ricapitalizzare il sistema. Solo che, a quel punto, per cercare di sottrarsi al pagamento dell'ennesimo balzello, i clienti proveranno a disfarsi in ogni modo del denaro digitale, rivolgendosi all'acquisto di qualsiasi bene disponibile. D'altronde, per gli anoetici peroratori delle cervellotiche teorie finanziarie, l'obiettivo prioritario resterà comunque quello di incentivare gli sprovveduti a disfarsi dei loro risparmi.

 

Non tenendo però conto del fatto che, così facendo, i consumatori si indebiteranno eccessivamente. Anche perché, a quel punto, la famigerata Banca Centrale Europea o BCE aprirà i rubinetti del credito: ricorrerà, cioè, a una autentica fesseria, sul modello del cosiddetto Quantitative Easing, inondando il mercato con il credito digitale e comportando, come diretta conseguenza, la severa impennata non solo del debito pubblico, ma, ancor più, di quello privato, creando una situazione di iperinflazione. Attraverso quella manovra di annichilimento valutario, si segnerà il definitivo avvento della tirannia finanziaria: vale a dire, di una ormai irreversibile condizione di degrado sociale e morale riconducibile all'ossessivo delirio di onnipotenza impadronitosi di un manipolo di scriteriati organizzatisi in maniera tale da non dover rispondere a nessuno delle proprie malefatte.

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