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Nella maggior parte delle città italiane, la figura dell’ausiliario del traffico è diventata piuttosto comune, tenuto conto della presenza sempre più massiccia dei parcheggi comunali a pagamento entro le famigerate “strisce blù”.  Nel contempo, gli ausiliari del traffico sono diventati i nemici di molti cittadini, che spesso si sfogano con loro per le multe ricevute a seguito di un parcheggio irregolare o per non aver posizionato sul cruscotto dell’autovettura il cd “grattino orario”.

Benchè insultare una persona, che peraltro sta compiendo il suo lavoro, è comunque cosa a dir poco sconveniente, la Cassazione ha recentemente chiarito che in simili ipotesi non può ritenersi configurata un'ipotesi di “oltraggio a pubblico ufficiale”,e la sanzione per chi si "lascia andare" è mitigata rispetto a quella che si potrebbe temere.

Nello specifico, ad aver fatto chiarezza sulla questione è stata la recentissima sentenza numero 6880/2016, depositata il 22 febbraio .

I giudici supremi di legittimità hanno infatti in tale occasione sancito che, nonostante le incertezze interpretative del passato, l'ausiliario del traffico, quando accerta e contesta violazioni che attengono al divieto di sosta nella aree oggetto di concessione, non deve essere considerato pubblico ufficiale ma semplicemente “incaricato di pubblico servizio”.

Il suddetto operatore, infatti, esercita in tali occasioni i compiti attribuitigli dal comma 132 dell'articolo 17 della legge numero 127/1997.

Pertanto, gli insulti rivolti all'ausiliario potrebbero, semmai, integrare il reato di ingiurie. Dato che però nel caso di specie questo reato non è stato contestato (e che comunque ormai è stato oggetto peraltro di depenalizzazione) l'imputato può tirare un sospiro di sollievo. 

Non completamente, però: resta la condanna per violenza privata scaturita dall'aver impedito all'ausiliario di allontanarsi agevolmente dall'area di parcheggio dopo aver emesso la multa!

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