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D'ora in poi, gli amanti della musica ad alto volume e degli impianti stereo superpotenti in macchina potranno dire basta alla loro passione : difatti, la Cassazione ha posto uno stop autorevole al volume dell’autoradio a palla, amplificatori che fanno vibrare persino i marciapiedi, e finestrini aperti per coinvolgere anche i passanti.

In tale circostanza, aldilà del buon gusto, da oggi chi guiderà in auto per la città con l'audio a manette si "macchierà" del reato di cui all'art. 659 c.p.

E’ proprio quanto capitato ad un automobilista messinese che, fiero del proprio impianto stereo all’ultimo grido e di ben tre amplificatori da 200 e da 1500 watts, girava in questo modo, di sera, per le strade cittadine.

Fermato dalla polizia, l'uomo si è visto non solo sequestrare l'impianto ma si è beccato anche una condanna per "disturbo del riposo e delle occupazioni delle persone", confermata ora anche dalla recentissima sentenza della Cassazione (in tal senso Cass. Pen. n. 7543/2016).

E’ opinione degli Ermellini della Suprema Corte  che , infatti, non ci sia dubbio sulla condotta molesta dell'uomo e a nulla  sono valse le doglianze dello stesso che lamentava la mancata dimostrazione della concreta idoneità potenziale alla lesione del bene giuridico protetto dalla norma penale, giacché non c'erano state denunce da parte dei residenti né tantomeno erano stati effettuati accertamenti strumentali del rumore.

Per la Cassazione - terza sezione penale- ad essere decisivo, ai fini della condanna, è il resoconto fatto da uno degli agenti che hanno provveduto anche al sequestro dell'impianto.

In merito la Suprema Corte  ha evidenziato che , in tema di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone "l'effettiva idoneità delle emissioni sonore ad arrecare pregiudizio ad un numero indeterminato di persone costituisce un accertamento di fatto rimesso all'apprezzamento del giudice di merito, il quale non è tenuto a basarsi esclusivamente sull'espletamento di specifiche indagini tecniche, ben potendo fondare il proprio convincimento su altri elementi probatori in grado di dimostrare la sussistenza di un fenomeno in grado di arrecare oggettivamente disturbo della pubblica quiete".

Ragion per cui, condanna confermata per l'uomo che si è visto sequestrare definitivamente il modernissimo impianto  stereo, oltre a pagare 300 euro di ammenda, mille euro alla Cassa delle ammende e le spese processuali!!!

 

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