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Dopo le sentenze a mezzo televisione e stampa che hanno condannato unilateralmente Claudio Giardiello per i fatti del 9 aprile scorso presso il tribunale di Milano, è poi calato il silenzio, preferendo ritornare ad occuparsi dei casi Yara e simili dei quali conosciamo i minimi particolari dell’accusa e della difesa, le date delle udienze, gli annedoti privati irrilevanti – a volte per l’accusa e quasi sempre per il pubblico dominio – relativi ai famigliari e via discorrendo. È emerso, un po’ più in sordina, che il prossimo 8 marzo si terrà la prima udienza, quella preliminare, che rischia di essere anche l’ultima, del processo a carico di Claudio Giardiello.

La stampa ha già iniziato a riportare che il signor Giardiello ha chiesto il rito abbreviato subordinato ad una consulenza psichiatrica; se non sarà accolta la richiesta da parte del magistrato dell’udienza preliminare, Claudio Giardiello opterà per il rito abbreviato semplice. I giornali che hanno riferito tale notizia, tuttavia, stavano riportando quanto richiesto dall’avvocato difensore piuttosto che da Claudio Giardiello.

A seguito degli eventi accaduti il 9 aprile scorso presso il tribunale di Milano, Claudio Giardiello è già stato sentenziato dai suoi ex causidici, a mezzo televisione e stampa, come persona sopra le righe che crede di essere stata fregata dai suoi avvocati; frasi, queste, alquanto risapute per chi conosce un po’ da vicino il mondo forense. Sarebbe ora giunto il momento che anche il signor Giardiello esprimesse, in PUBBLICA udienza - senza pretendere concessioni di appositi spazi televisivi e giornalistici - un resoconto di quanto accaduto prima e fino al 9 aprile scorso. Sembra, tuttavia, che avvocati e magistrati vogliano difendere le loro accuse dal processo e in televisione, lontani da Claudio Giardiello, invece che nel processo e in pubblica udienza con l’eventuale presenza del signor Giardiello.

Pare, inoltre, che l’avvocato difensore chiederà il rito abbreviato. La richiesta di questo procedimento può essere proposta, oralmente o per iscritto; la volontà dell'imputato è espressa personalmente o per mezzo di procuratore speciale, il quale è solitamente l’avvocato a cui Claudio Giardiello potrebbe avere conferito la relativa autorizzazione a mezzo di delega scritta. Sarebbe interessante comprendere se la eventuale richiesta di rito abbreviato corrisponda alla volontà di Claudio Giardiello; in caso affermativo, sarebbe importante conoscere quali informazioni Claudio Giardiello ha ricevuto per giungere ad esprimere questa volontà. Risulta che, nel diritto penale italiano, la differenza tra rito ordinario e abbreviato sia quella, nel caso specifico, della condanna a tre ergastoli, oppure, applicando gli sconti di pena previsti dal rito abbreviato, a 30 anni di reclusione. Se ciò corrispondesse alla realtà, la differenza di pena si rivelerebbe superflua; Claudio Giardiello compirà 58 anni tra pochi giorni.

Ci si domanda, allora, se il rito abbreviato sia più favorevole a Claudio Giardiello oppure ad avvocati e magistrati. Un altro elemento del giudizio abbreviato, infatti, è che questo si svolge, detto in breve,

  1. senza ulteriori prove oltre a quelle prodotte dall’accusa ed eventualmente dall’avvocato difensore,
  2. in assenza dell’audizione pubblica di testimoni e
  3. pure in camera di consiglio, ossia a porte chiuse. Il giudice dovrà disporre che il giudizio si svolga in pubblica udienza solo laddove Claudio Giardiello, qualora fosse a conoscenza di questo suo diritto, ne faccia richiesta.

È da ritenere che, essendo di interesse collettivo e qualora Claudio Giardiello concordi, il procedimento debba tenersi in pubblico; risulta che Claudio Giardiello tenga a divulgare quanto accaduto negli anni precedenti al 2015 e ciò, invero, appare di interesse pubblico oltre che eventualmente utile ai fini della decisione.

Con riguardo ai fatti, l’articolo 393 del codice penale prevede la punibilità dell’esercizio delle private ragioni con violenza, commessa anche con armi, LADDOVE L’INTERESSATO POSSA, IN ALTERNATIVA, RICORRERE AL GIUDICE; da quanto si comprende, i fatti imputati sono accaduti dopo la rinuncia all’incarico, avvenuta in udienza, da parte del difensore, lasciando Claudio Giardiello nell’impossibilità di tutelarsi di fronte al magistrato; circostanza, questa, che in Italia accade spesso ed è nota alla corte di Strasburgo. Si ignora se Claudio Giardiello sia stato informato della previsione legislativa suddetta; potrebbe essere valutata, in questo caso, la derubricazione dell’imputazione, da omicidio, a esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone, il quale prevede una pena massima di un anno.

Ne risulterebbe, in ogni caso, l’ipotesi di istigazione, da parte dell’azzeccagarbugli che avrebbe rimesso il mandato durante l’udienza del 9 aprile scorso, a compiere reati oltre che, qualora si volesse portare avanti l’accusa di omicidio, di concorso in omicidio. Anche qui, avvocati e magistrati hanno tenuto subito a precisare, sempre a mezzo televisione e stampa, che se c’è qualcuno che ha concorso a provocare i fatti del 9 aprile 2015, quello deve certamente essere la guardia giurata addetta all’entrata del tribunale. La magistratura, infatti, ha omesso di divulgare se anche il leguleio che avrebbe abbandonato la difesa in corso d’udienza sia, così, giusto per caso, indagato.

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