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Va premesso necessariamente che il datore di lavoro, ai sensi dell'art. 2087 c.c.: "è tenuto ad adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro".

In sintesi, dal punto di vista giuridico,a carico del datore di lavoro, esiste un obbligo contrattuale teso a tutelare la salute e la sicurezza dei propri dipendenti suoi luoghi di lavoro, pertanto, qualora egli ometta di adottare tutte le cautele e le misure necessarie a salvaguardare l'integrità, fisica e morale, del dipendente, risponde dei danni da questi eventualmente subiti.

In forza di tale importante  principio di diritto, un datore di lavoro, a seguito di una rapina subita presso una propria dipendenza, è stato condannato a risarcire il danno subito dal dipendente, a seguito della "prolungata soggezione a minaccia a mano armata", in assenza delle necessarie misure atte a garantire la sicurezza sul luogo di lavoro.

A seguito dei pesanti carichi di lavoro e delle ripetute rapine – quattro in circa un anno – un dipendente evocava in giudizio il proprio datore di lavoro, al fine di vedersi risarcito il danno alla salute, conseguenza di un infarto acuto del miocardio, nonché quello morale, in virtù della tensione accumulata durante le riferite rapine, nel corso delle quali aveva dovuto soggiacere alle minacce portate dai rapinatori, armi in pugno.

La domanda in primo grado veniva rigettata, tuttavia, a seguito dell'interposto gravame da parte del lavoratore, la Corte d'Appello di Firenze, condannava il datore di lavoro al risarcimento del danno morale, subito dal lavoratore, in considerazione della "prolungata soggezione a minaccia a mano armata, in assenza delle misure protettive a carico datoriale ai sensi dell'art. 2087 c.c.", una volta accertato che la ditta datrice, aveva "omesso di adottare le adeguate protezioni poste a tutela del proprio dipendente".

Di contro, veniva respinta la domanda relativa al risarcimento del cd “danno biologico”, in virtù del fatto che, la disposta consulenza tecnica, aveva escluso il nesso di causalità tra le rapine subite e l'infarto del miocardico patito dal lavoratore, a seguito degli episodi ipertensivi occorsigli.

Da ultimo, la Corte di Cassazione – Sez. Lavoro, successivamente adita dal datore di lavoro, con la recentissima sentenza del 19 febbraio 2016, n. 3306, respingeva il ricorso, confermando, pertanto, integralmente la decisione assunta in secondo grado!

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