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L’esposizione, sul parabrezza dell’auto, di un contrassegno dell’assicurazione “taroccato” non è più reato.   Difatti,  l’avvenuta  depenalizzazione dei reati ,approvata di recente dal Governo, ha portato con sé anche la cancellazione del reato di “falso in scrittura privata” e, quindi, con essa, anche la falsificazione del certificato di assicurazione.

In aggiunta, a completare il quadro della impunibilità, per coloro che circolano senza copertura assicurativa, ci ha pensato la Cassazione con una recentissima sentenza: secondo la Corte, la falsificazione di un contrassegno assicurativo e l’uso dello stesso non integrano il delitto di ricettazione ,salvo che il documento falso sia, a sua volta, proveniente da altro reato. ( in tal senso Cass. sent. n. 11013/2016 del 16.03.2016)

Fino ad oggi, è risultata tutt’altro che rara la condotta di chi esponeva sul parabrezza di un autoveicolo un tagliando assicurativo taroccato. Ora, per tentare di arginare il fenomeno, è intervenuta la riforma che non obbliga più il proprietario dell’auto ad incollare, al vetro anteriore dell’auto, il certificato di assicurazione posto che i controlli avvengono telematicamente. Anzi, nel medio periodo l’assicurazione non rilascerà più neanche i ticket! Ma per il momento viviamo in quell’epoca “di mezzo”, dove persistono contemporaneamente vecchie e nuove regole. 

La norma che puniva il falso in scrittura privata sanzionava la contraffazione di un documento a condizione che di questo se ne facesse uso. A prescindere dal fatto che fosse stato il soggetto utilizzatore della falsa assicurazione a compilare il modulo non autentico, inserendovi i propri dati anagrafici e quelli identificativi del veicolo, o che a predisporre il modulo assicurativo in bianco sia stato un terzo.

In sintesi, secondo la Cassazione in tali casi non si può parlare di “ricettazione”, che invece resta reato, ma solo di falso in scrittura privata che, invece, è stato depenalizzato (e resta un semplice illecito civile per il quale può applicarsi solo una multa, ma sempre che prima venga intentata la causa).

In quale caso può invece parlarsi di ricettazione? Quando il documento falso sia proveniente da un altro reato; si pensi, ad esempio, all’ipotesi in cui i moduli assicurativi “in bianco” siano provento di furto, di appropriazione indebita, o di altro reato.

In definitiva, una volta esclusa in casi del genere la possibilità di configurare la ricettazione, la condotta di falsificazione e uso del contrassegno assicurativo sarà, di fatto, totalmente impunita e impunibile ai sensi del D.lgs. n. 7 del 2016!

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