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E’ stato denominato “sexting”, ovvero  l’invio di testi espliciti e immagini riferite al sesso, la moda attuale che si è diffusa incredibilmente tra i giovani, in particolar modo i minori, con l’arrivo degli smartphone e le “chat segrete”. In sintesi, si tratta, in buona parte, di “selfie” che presentano, in bella mostra, i doni di madre natura!

Ma quali sono le conseguenze giuridiche se il soggetto “autofotografatosi” è minore d’età e l’altro “gira” lo scatto ai propri amici per vantarsi? Qualcuno ha pensato che possa trattarsi del reato di “distribuzione e divulgazione di materiale pedopornografico”.

Dalla Cassazione, invece, arriva una secca smentita: con una recentissima sentenza , appena pubblicata, la Suprema Corte  ha evidenziato che, l’illecito previsto dal codice penale per chi diffonde foto con minorenni nudi (art. 600 ter co. 4, cod. pen.)  ricorre solo se a scattare la fotografia è un soggetto terzo, diverso quindi dal giovane.

Pertanto, è escluso il reato se la foto pedopornografica, ceduta a terzi, è frutto di un “selfie” del minore, che non è stato indotto o costretto a scattarla. Il codice penale  sanziona, infatti, il trasferimento del materiale pornografico riguardante i minori solo se prodotto da terzi; la norma, in particolare, presuppone “l’utilizzazione” del minore per fini sessuali. Se non sussiste tale presupposto, non scatta neanche il reato in commento.

Appare corretto - come ha sostenuto il procuratore della Repubblica, nell’udienza di discussione davanti ai giudici della Cassazione- che sussista “un pericoloso e gravissimo vuoto di tutela” che espone i giovani , più di quanto già non lo siano , a una assoluta assenza di tutela. Ma, dall’altro lato, i giudici hanno le mani legate, non potendo sostituirsi al legislatore, specie nell’ambito del diritto penale, caratterizzato dal divieto di interpretazioni analogiche in danno del colpevole. Per cui la palla viene rispedita al Parlamento, che eventualmente dovrà prevedere un’apposita figura di reato.

In conclusione, il caso della ragazza minorenne che spedisca le foto in atteggiamenti osé al proprio fidanzatino e questi, invece, le inoltra ai compagni di classe non può essere ancora punito con il reato di divulgazione di materiale pedopornografico perché si tratta di un selfie volontario e non costretto. Il reato si configura soltanto se a scattare le foto è un soggetto diverso dal minore stesso, altrimenti manca lo “sfruttamento” a fini sessuali del soggetto raffigurato! ( in tal senso, Cass. sent. n. 11675/2016 del 21.03.2016)

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