Perfino chi invia troppe email ad una persona, intasandone la casella di posta elettronica, può rischiare una condanna per “stalking” , a prescindere da quale sia il fine per cui si agisce: infatti, per far scattare il reato di atti persecutori, non è necessario che le condotte moleste si concretizzino, per forza, in un comportamento “materiale” (per esempio un pedinamento), potendo anche essere “virtuale” come l’invio di una serie di sms o di email.

In aggiunta, dette condotte non devono necessariamente avvenire in un luogo pubblico o tramite il telefono (come deve necessariamente essere per il reato di molestie ex art. 660 cod. pen.). La formulazione prevista dal codice penale ( art 612 bis cod. pen.)  è talmente ampia da consentire di ricomprendere, nel reato di stalking, anche la condotta di chi invia una serie di messaggi di posta elettronica.

Il suddetto principio di diritto è stato chiarito dalla Suprema Corte di Cassazione in una recentissima sentenza . ( in tal senso Cass. sent. n. 12528/2016 del 24.03.16)

Il reato di stalking (atti persecutori) “tutela la libertà individuale”: infatti esso scatta non appena il comportamento del reo è talmente ossessivo da far modificare, alla vittima, le proprie abitudini di vita o tale da infondergli un perdurante e grave stato di ansia o di paura, o, in alternativa, da fargli temere per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva.

La Cassazione, in sentenza, evidenzia che lo “stalking” , rispetto al reato di “molestie”  si differenzia perché può certo essere materialmente attuato mediante una serie di molestie o di minacce, ma ciò non comporta che esso si possa considerare solo una reiterazione di successivi episodi di molestie: la molestia, infatti, perché possa realizzarsi, richiede che la condotta avvenga sempre in un luogo pubblico, mentre invece, nel caso di stalking, non rileva che le condotte avvengano o meno in luoghi aperti al pubblico.

Risulta , perfino, indifferente che, ad inviare le email persecutorie sia un parente o un ex familiare della vittima, come il precedente marito il quale, a seguito della separazione, abbia tentato di contattare la donna per decidere in merito a questioni rilevanti come, ad esempio, le visite dei bambini.

Ma quante email sono necessarie per far scattare lo stalking?

Sul punto la Cassazione è vaga. Si legge in sentenza che un uomo aveva inviato, alla ex moglie, “numerosi” messaggi sms, “decine” di messaggi posta elettronica e lettere, consegnandole a casa, sul luogo di lavoro e presso parenti, lasciandole bigliettini sul parabrezza dell’auto, in modo da cagionarle un grave e perdurante stato di ansia e di paura tale da ingenerare un fondato timore per la propria incolumità.

Va ricordato, infine, che , in passato, la giurisprudenza ha considerato stalking anche una serie di telefonate nell’arco di una singola giornata e una pluralità di sms!!!

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