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Importante recentissima sentenza della Suprema Corte di Cassazione: nessuna sanzione penale per chi acquista una borsa, un orologio, un paio di occhiali o altro prodotto contraffatto, a patto però che l’acquisto sia destinato ad uso personale.

In effetti, nella realtà quotidiana non esiste quasi nessuno che non sia mai stato attratto, in una fiera o in un mercato ambulante, da qualche “falso”, specie quando questo è una perfetta riproduzione dell’originale. In alcuni casi, l’inesperto arriva finanche a chiedersi se si tratti di prodotti rubati a qualche grossista. Capita con le magliette “polo”, con le scarpe, gli orologi o le borse: insomma, salvo essere intenditori, la distinzione tra “tarocco” e “campione” è, a volte, impossibile ad occhio nudo.

Tuttavia, anche nella consapevolezza piena di acquistare un prodotto contraffatto, il consumatore non compie mai reato. Quindi, in un’immagine ideale in cui, ad una fiera, intervenendo la guardia di finanza, l’acquirente venga pescato nell’atto di pagare al “vù cumprà”, una borsa o un orologio contraffatto, questi non rischia alcuna sanzione penale. E così anche se, nel corso di una perquisizione, il cittadino venga pescato con una borsa piena di indumenti falsi.

È proprio quello che è capitato nel caso deciso dalla Suprema Corte. Un tale era stato fermato alla guida di un’auto a bordo della quale trasportava un borsone contenente svariati capi d’abbigliamento di note marche con segni di contraffazione. Subito è scattata l’imputazione per ricettazione.

Per escludere la possibilità di una sanzione penale bisogna dare dimostrazione che l’acquisto è avvenuto per uso personale e non per il commercio e, quindi, per lucrare. Le autorità, quindi, prima di procedere a segnalare l’acquirente alla Procura della Repubblica, devono verificare a quale titolo egli sia in possesso della merce contraffatta. Questo perché la legge sanziona solo chi è inserito nel circolo produttivo o di distribuzione del prodotto contraffatto, non invece chi se ne serve per scopi puramente personali (per esempio, l’acquisto delle scarpe o della polo per indossarli).

Di conseguenza –evidenzia la sentenza in commento – risponde del delitto di ricettazione chi acquistando un bene contraffatto, contribuisca alla ulteriore distribuzione e diffusione di esso, in quanto non lo destina a sé, ma ad altri. Qualora, infatti, l’acquisto sia effettuato da un operatore commerciale o importatore o da qualunque altro soggetto diverso dall’acquirente finale, la sanzione amministrativa pecuniaria è stabilita da un minimo 20.000 euro fino ad un milione di euro.( in tal senso Cass. sent. n. 12870/2016 del 29.03.2016)

Importante precisazione, però: secondo la Cassazione, la ricettazione scatta anche se il prodotto venga acquistato per essere regalato. Il reato scatta, infatti, indipendentemente dal fatto che “l’ulteriore distribuzione avvenga a titolo oneroso o gratuito”, scrivono i giudici supremi. Quindi, per esempio, l’uomo che venga trovato con una borsa da donna o un paio di scarpe troppo piccole per la sua taglia rischia l’incriminazione. Una conseguenza che, nelle dinamiche familiari, dove è consuetudine il regalo alla moglie o ai figli, ci sembra eccessiva. In tal caso, il papà che acquista la maglietta polo o l’orologio taroccato per i propri bambini potrebbe subire il procedimento penale solo perché il bene non serve a lui, ma a un altro soggetto.

Ma allora cosa rischia chi compra un prodotto contraffatto? Di certo, il fatto che ci sia un uso personale del bene esclude la possibilità di una sanzione penale. Tuttavia resta comunque la sanzione amministrativa. Come, infatti, ha avuto modo di chiarire la Cassazione a Sezioni Unite (vedasi Cass. S.U. sent. n. 22225/2012), l’acquirente finale di un prodotto con marchio contraffatto o comunque di origine e provenienza diversa da quella indicata risponde a titolo di illecito amministrativo e non di ricettazione (D.l. n. 35 del 24.03.2005, conv. in legge n. 80/2004). In definitiva, a conti fatti, una semplice multa!!!

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