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Importante recente sentenza del Tribunale di Como: l’affidamento e il mantenimento del cane o del gatto, detenuto in costanza di matrimonio, può rientrare anche  nell’accordo sottoscritto da marito e moglie all’atto della separazione consensuale : questo perché una tale previsione non contrasta con l’ordine pubblico e, dunque, il giudice è tenuto ad omologare la relativa decisione concordata dagli ex coniugi.

Risulta sempre più elevato il numero di coppie che si separano e, alle comuni questioni sull’assegno di mantenimento e sulla collocazione dei figli, con il relativo diritto di visita dell’altro genitore, si aggiungono spesso le dispute sulla sorte dell’animale domestico di affezione, in prima linea cani e gatti.

Sull’argomento, con un precedente di qualche tempo fa (Trib. Milano ord. del 2.03.2011) , un Tribunale aveva detto che, in caso di separazione giudiziale, il giudice non è tenuto a decidere anche in merito all’affidamento dell’animale domestico, pur in presenza di un’esplicita domanda delle parti; non vi è dubbio invece che, in caso di separazione consensuale, tale accordo debba essere omologato. In questo caso, dunque, l’aver raggiunto un’intesa su tutti gli aspetti economici e personali della separazione può essere sicuramente d’aiuto per la coppia che voglia anche regolare le cure per l’animale di famiglia.

La coppia può così raggiungere un compromesso sulla gestione economica e relazionale dell’animale, compresa la regolamentazione delle visite. Del resto, il giudice non può sindacare le volontà degli ex coniugi, essendo tenuto a negare l’omologa della separazione consensuale solo nel caso in cui questa sia contraria all’ordine pubblico o agli interessi degli eventuali figli.

Ciò premesso – si legge nella sentenza in commento – va riconosciuto l’indubbio “contenuto economico” delle condizioni inerenti la suddivisione delle spese di mantenimento e di cura del cane, così come avviene per qualsiasi altra spesa relativa a beni o servizi di interesse familiare. Si tratta, dunque, di previsioni non contrarie alla legge e, pertanto, omologabili. ( in tal senso Trib. Como, sent. del 3.02.2016)

In merito, invece, al rapporto affettivo con l’animale, le disposizioni inserite nell’accordo di separazione consensuale – anche se impropriamente ricalcano, sul piano terminologico, le clausole generalmente adottate in tema di affidamento, collocazione e protocollo di visita dei figli minori – sono tese ad assicurarne a ciascun comproprietario la frequentazione alternata, con conseguente responsabilità. Il che, trattandosi di animale d’affezione o di compagnia, assume “un particolare interesse per i coniugi”. Interesse meritevole di tutela per l’ordinamento, sicché il giudice non può calpestarlo o ignorarlo, stante l’intesa raggiunta dalle parti!

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