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Le ultime novità legislative, come la riforma sulla filiazione e l’introduzione del concetto di “responsabilità genitoriale” al posto della “potestà genitoriale”, hanno ridisegnato il cd. “ruolo genitoriale”, che ha ora assunto assume un funzione sempre più importante.

Ultimamente, l’orientamento dei Giudici è tale per cui il genitore che impedisce all’altro di vedere i figli e di passare del tempo con loro, ostacolando di fatto il mantenimento del rapporto genitore-figli, viola le norme sulla responsabilità genitoriale e arreca un danno ai figli stessi.

Così, in un caso esaminato, in ultima istanza, dalla Suprema Corte di Cassazione (sentenza 5757/2016 depositata il 23 marzo 2016), una donna, coniugata, aveva chiesto la separazione con addebito al marito, il collocamento presso di sé della figlia, e un assegno di mantenimento per entrambe.

Il Tribunale di Milano aveva pronunciato la separazione fra i coniugi addebitandola al marito, ma aveva affidato la figlia al Comune di Milano, con delega ai servizi sociali di compiere una indagine psico-sociale sul nucleo, come spesso accade nei conflitti familiari più accesi, collocando la minore presso la madre, e disponendo che il padre versasse un assegno di mantenimento a madre e figlia. Il Tribunale, inoltre, aveva condannato la donna al risarcimento dei danni per aver ostacolato le visite fra padre e figlia.

Entrambi i coniugi erano ricorsi alla Corte d’Appello di Milano: l’uomo aveva chiesto che fosse eliminato l’addebito a suo carico e che fosse disposto un mantenimento inferiore a moglie e figlia, mentre la moglie aveva replicato a tali istanze chiedendo un assegno più cospicuo e contestando il risarcimento dei danni, ritenuto non dovuto; la Corte aveva modificato parzialmente la pronuncia di primo grado, ma confermato per il resto la sentenza impugnata, rigettando tutte le richieste della donna.

Difatti, dall’esame dei documenti, ivi comprese le relazioni dei servizi sociali, risultava che la donna aveva effettivamente impedito al padre in più occasioni di vedere la figlia, ed aveva fatto una sorta di lavaggio del cervello alla figlia, demolendo la figura paterna e cercando in tutti i modi di sottrarla dalla creazione di un sano e duraturo rapporto con il padre.

La moglie aveva creato con il tempo un rapporto simbiotico con la figlia, così che ogni pensiero della madre veniva di volta in volta riportato dalla figlia agli assistenti sociali i quali non potevano distinguere quale pensiero fosse riferibile al genitore e quale alla prole.

In ultima istanza, la Corte di Cassazione, chiamata ad esprimersi sulla vicenda a seguito del ricorso della donna, ha sottolineato come il risarcimento danni, richiesto dal padre, era stato correttamente disposto dal Tribunale, visto che la donna si era resa artefice non solo di “gravi inadempienze”, ma anche di “atti pregiudizievoli verso il minore”, cioè la figlia.

Tali erano gli atti con cui la madre di volta in volta ostacolava il rapporto padre-figlia, che, per la loro stessa natura nuocevano alla minore: la figlia, infatti, aveva diritto a costruire, mantenere e preservare un rapporto continuativo con il padre, pur nella disgregazione del nucleo familiare originario.

In conclusione e in definitiva, secondo i Giudici di Legittimità, è sanzionabile e passibile di risarcimento danni il comportamento della madre che impedisca al padre, legalmente separato,di vedere i propri figli, a lui non concessi in affidamento!

Finalmente una sentenza- commenta l'avv. Eugenio Gargiulo- che risulta favorevole per una volta nei confronti dei padri separati, spesso vittime di ingiusti ricatti morali e privazioni, da parte delle ex mogli, per quanto riguarda la delicata vicenda dei figli a loro non affidati a seguito del giudizio di separazione!

Foggia, 11 aprile 2016
avv. Eugenio Gargiulo

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