Dalla Cassazione arriva una misura severa nei confronti degli ultrà violenti: il tifoso che, nel corso della contestazione alla squadra o verso l’arbitro, si faccia “prendere la mano” e lanci una bottiglietta d’acqua verso il campo di calcio, è responsabile del reato di “lancio di materiale pericoloso”. Lo ha recentemente affermato proprio la Corte Suprema di Cassazione in una sua innovativa sentenza . (Cass. sent. n. 17100/16 del 26.04.2016)

Al pari dello “scavalcamento e invasione di campo”, anche il lancio di una semplice bottiglietta d’acqua fa scattare l’incriminazione prevista dalla legge speciale del 1989 la quale prevede, oltre al Daspo, la reclusione da 1 a 4 anni. (Art 6 bis della legge 13.12.1989 n. 401)

Nello specifico, la suddetta norma punisce chi, nei luoghi in cui si svolgono manifestazioni sportive o nelle immediate adiacenze (come ad esempio nei luoghi destinati alla sosta o al transito o al trasporto di coloro che partecipano o assistono alla partita) entro le 24 ore precedenti e le 24 ore successive allo svolgimento della manifestazione sportiva, lancia o utilizza, tanto da creare un concreto pericolo per le persone, oggetti come: razzi, bengala, fuochi artificiali, petardi, strumenti per l’emissione di fumo o di gas visibile, bastoni, mazze, materiale imbrattante o inquinante, oggetti contundenti, o, comunque, atti ad offendere quali – secondo la Cassazione – appunto una bottiglietta d’acqua.

La pena viene aumentata se dal fatto deriva un ritardo rilevante dell’inizio, la sospensione, l’interruzione o la cancellazione della manifestazione sportiva. La pena è aumentata fino alla metà se dal fatto deriva un danno alle persone.

La norma poi prosegue prevedendo la punizione anche di coloro che superano una recinzione o separazione del campo sportivo oppure, nel corso delle manifestazioni medesime, invadono il terreno di gioco. In questo caso scatta l’arresto fino ad un anno e l’ammenda da 1.000 euro a 5.000 euro. La pena è della reclusione da sei mesi a quattro anni se dal fatto deriva un ritardo rilevante dell’inizio, l’interruzione o la sospensione definitiva della competizione calcistica.

E’ parere della Cassazione che il lancio della bottiglietta, contenente acqua, crea pericolo per le persone presenti in campo. Ciò che rileva, infatti, non è tanto se qualcuno si fa male o meno, ma è l’astratta possibilità che da tale condotta possa derivare un danno. Rilevanti, in questa ottica, le “circostanze di tempo e di luogo dell’azione, che”, evidenziano i Giudici, “era stata posta in essere all’interno di uno stadio calcistico, durante la disputa di una importante partita con evidente affluenza di persone”.

E questo consente di ritenere certa “la messa in pericolo dell’incolumità fisica delle persone presenti alla competizione sportiva”!

Foggia, 16 maggio 2016

avv. Eugenio Gargiulo

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