Colui che venga sorpreso a fare il “saluto romano”, durante l’esecuzione dell’inno nazionale, può essere processato per il reato di “apologia di fascismo”: il comportamento, infatti, è inequivoco e non c’è modo di scriminarlo se l’intento non è chiaramente scherzoso, ma manifesta un indirizzo politico.

Ad affermare tale principio è la Cassazione con una recentissima sentenza: un orientamento rigoroso, reduce delle ferite riportate dall’Italia ormai ben oltre 70 anni fa. Ma la legge ancora esiste e nessuno ha mai pensato di cancellarla. Sicché, oggi, un saluto fascista in pubblico può creare guai seri al convinto sostenitore della politica mussoliniana!

Infatti, secondo la Cassazione, il reato scatta anche se il “saluto fascista” viene fatto prima di un evento ludico come può essere una partita di calcio e non necessariamente in occasione di una ricorrenza ufficiale come una festa nazionale o una parata. Inoltre non c’è neanche bisogno che il gesto si accompagni a comportamenti violenti o all’incitazione al razzismo. In sé per sé, il “saluto romano” – scrive la Suprema Corte – costituisce una manifestazione che rimanda all’ideologia fascista e a valori politici di discriminazione razziale e di intolleranza, e non c’è bisogno d’altro per l’incriminazione.

In sintesi, basta che il gesto evidenzi un convincimento politico per far scattare il procedimento penale. ( in tal senso Corte di Cassazione, sez. I Penale, sentenza 8 marzo – 17 maggio 2016, n. 20450)

Nella fattispecie sottoposta al vaglio degli ermellini, alcuni tifosi italiani erano stati beccati dalle telecamere a fare il saluto romano prima della partita Italia-Georgia: una provocazione che è costata loro molto cara!!!

Foggia, 18 maggio 2016

avv. Eugenio Gargiulo

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