Qualora una fidanzata/o  obblighi il proprio partner di consegnarle  il proprio cellulare per perquisirlo e verificare che non sia in atto un tradimento sentimentale  e, di fronte al rifiuto dello stesso/a, faccia di tutto per sottrarre lo “smartphone”, sino a prenderlo con la forza, commette il reato di “rapina”.

E’ quanto ha affermato senza alcun “ se o ma” la Cassazione ,  recentemente espressasi su tale punto: sottrarre un oggetto a un’altra persona, quando questa lo tenga ben stretto, fa scattare la “rapina”! Diversamente, se la violenza avviene solo sulla cosa e solo indirettamente sulla persona, scatta invece il reato di “scippo” (o meglio detto “furto con strappo”).

Va premesso che il cellulare è, oggigiorno, il più capiente ricettacolo di  “indizi di tradimento”: ecco perché riuscire ad impossessarsi dello “smartphone” del proprio compagno (o compagna) significa procurarsi le prove di una eventuale infedeltà. Prove che, tuttavia, la legge poi non consente di utilizzare in processo perché ottenute in violazione dell’altrui privacy!

Infatti, il codice di procedura civile ( art. 191 cod. proc. civ.)  stabilisce che le prove acquisite ,in violazione dei divieti stabiliti dalla legge, non possono essere utilizzate ; anche se, va sottolineato che esistono, però, a riguardo alcuni precedenti giurisprudenziali  che riconoscono la possibilità di portare, al giudice, come prova dell’altrui adulterio, gli sms e le email acquisite di nascosto. ( in tal senso vedasi Trib. Torino, ord. dell’8.05.2013)

Pertanto, anche nell’ipotesi in cui il partner riesca a mettere le mani sul cellulare del compagno o del coniuge, senza bisogno di usare la violenza o la minaccia, ma semplicemente approfittando dell’altrui distrazione, potrebbe non portare a grandi risultati: l’eventuale prova della relazione adulterina, recuperata attraverso sms, email ,o conversazioni via Whatsapp, infatti, non potrebbe essere comunque “portata” in processo. Fermo restando, comunque, il rischio di essere denunciati per violazione della privacy!

Concludendo sul punto, le cose vanno peggio, invece, a chi preleva l’altrui cellulare con la forza dalle mani altrui: non c’è bisogno di commettere gesti particolarmente violenti, poiché per il reato di rapina basta il semplice appropriarsi di una cosa particolarmente aderente al corpo di chi la detiene , come nel caso in cui il cellulare sia stretto nella mano o conservato nella tasca del pantalone. (  in tal senso Cass. sent. n. 24297/2016 del 10.06.2016)

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