Nel caso in cui una coppia di coniugi si separi a chi vanno a finire gli animali domestici? La questione è controversa perché non c’è nessuna legge che lo preveda e, in tale spiacevole circostanza , cani e gatti vengono trattati più alla stregua di comuni cose che non dei figli, come invece sarebbe più corretto ed umano.

E’ compito quindi del giudice stabilire quali possano essere gli effetti della separazione o del divorzio in relazione agli animali da compagnia detenuti in costanza di matrimonio.

Naturalmente, nulla vieta a marito e moglie, in caso di separazione consensuale, di concordare i tempi e i modi dell’affidamento dell’amico a quattro zampe: una scelta questa che, qualche magistrato, ha ritenuto “poco ortodossa” , ma che, comunque, alla fine è ritenuta valida perché non contrasta con nessuna norma.

Pertanto, gli ex coniugi possono stabilire con chi vada a vivere l’animale, quando l’altro abbia diritto a vederlo e a portarlo a spasso, come regolarsi durante le vacanze, chi debba sostenere le spese ordinarie e come vadano divise quelle straordinarie come, ad esempio, il veterinario, ecc. E questo orientamento trova d’accordo anche la Suprema Corte di Cassazione, più volte chiamata a pronunciarsi sulla spinosa materia.

Tuttavia la questione si ingarbuglia quando la separazione è giudiziale. In merito, è opinione del Tribunale di Como che, in caso di disaccordo tra le parti, il giudice non è tenuto a decidere anche in merito all’affidamento dell’animale domestico, pur in presenza di un’esplicita domanda delle parti.

Sull’argomento si è recentemente espressa una sentenza del Tribunale di Roma che dà il via libera all’affido condiviso del cane anche se la coppia che si è separata non era sposata ma semplicemente convivente. ( in tal senso Trib. Roma, sent. n. 5322/16) . E ciò perché in qualche modo si applica per analogia la disciplina vigente per i figli minori: lo consente, da un lato, il vuoto normativo in materia, dall’altro la progressiva assimilazione dei rapporti tra conviventi a quelli fondati sul matrimonio .( L. n. 76/2016)

Nella sua pronuncia giurisprudenziale, il magistrato capitolino richiama due precedenti pronunce (Tribunale di Cremona e Tribunale di Foggia) relative all’affido di cani in cause di separazione e ricorda che in Parlamento “giace da molti anni” una proposta di legge con la quale si vorrebbe introdurre nel Codice civile l’affido degli animali familiari in caso di separazione dei coniugi. “La proposta di legge – evidenzia il giudice di Roma – estende la competenza del Tribunale a decidere dell’affido dell’animale anche alla cessazione della convivenza more uxorio”.

In virtù di tali principi di diritto e in seguito ad un’istruttoria approfondita,il giudice ha, quindi, stabilito che il cane trascorrerà sei mesi con il suo padrone e sei mesi con la sua padrona, i quali dovranno pagare al 50% le spese relative a cibo, cure mediche e “quanto altro eventualmente necessario al benessere” del cane.

Nei sei mesi in cui una delle due parti non starà con il cane potrà comunque “vederlo e tenerlo due giorni la settimana, anche continuativi, notte compresa”.

In conclusione, il Tribunale può ben decidere di affidare l’animale domestico a uno degli ex partner, stabilendo il diritto di visita dell’altro padroncino per qualche giorno nella settimana. Oppure si può prevedere una perfetta divisione dell’anno solare: per sei mesi il cane sta con uno dei due, per gli altri sei mesi con l’altro.

In definitiva, una forma di affido condiviso proprio come con i figli: entrambi i titolari del quadrupede mantengono pari diritti e doveri, le decisioni più importanti vanno prese all’unisono, così come le spese impreviste vanno divise a metà. Non importa che il “microchip” sia intestato a uno dei due soltanto. Ciò che conta ( così come per i figli ) è l’interesse primario dell’animale, non il certificato di proprietà!!!!

Foggia, 16 novembre 2016
avv. Eugenio Gargiulo

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