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Con una sua recentissima ed originale pronuncia, il Tribunale di Foggia si è occupato della delicata questione dei cd. “post” offensivi e minacciosi, pubblicati sui maggiori social network , come Facebook ,

affermando che “ un singolo messaggio minatorio o offensivo, pubblicato sulla bacheca di Facebook e indirizzato a una persona (anche in forma velata), può costituire diffamazione o minaccia, ma se la condotta viene ripetuta nel tempo si configura il più grave reato di stalking, e questo perché i vari post devono essere valutati nel loro insieme e non singolarmente”.

In sintesi, quel che conta è la “reiterazione dei messaggi” sempre alle stesse persone; la loro idoneità a produrre uno stato di ansia e turbamento nella vittima, tale da costringerla a cambiare le proprie abitudini di vita (ad esempio, sospendere per un po’ il proprio profilo Facebook o non frequentare determinati luoghi) o comunque temere per la propria integrità fisica.

E’ stata così respinta la tesi dei difensori dell’imputato, secondo cui una pluralità di post minatori o offensivi potrebbero tutt’al più costituire il reato di diffamazione: al contrario, per i giudici pugliesi, a prescindere dal singolo episodio, che certo può essere ben punito a tale titolo, quando l’episodio si ripete più di una volta, nel momento in cui si perseguita una persona, anche su un “social network”, scatta il reato di stalking!

In aggiunta, la sentenza chiarisce peraltro che lo stalking scatta anche senza che la pluralità dei comportamenti minatori sia sorretta da un unico disegno criminoso preordinato in partenza. In buona sostanza, non c’è bisogno che il colpevole abbia sin dall’inizio in mente di perseguitare la vittima. Le singole condotte possono invece essere del tutto disconnesse l’una dall’altra, presentandosi in modo casuale e realizzate qualora se ne presenti l’occasione.

La vicenda sottoposta al vaglio dei magistrati foggiani riguardava una coppia di ex fidanzati. Lui, lasciato a causa dell’innamoramento della sua ex compagna nei confronti di un altro uomo, aveva cominciato a denigrare e ingiuriare pubblicamente i due nuovi amanti tramite la propria pagina di Facebook, A ciò si sommavano continui appostamenti tanto da ingenerare nei due nuovi fidanzati uno stato di ansia e di timore per la loro incolumità. A prova di tale comportamento, erano state depositate in processo le varie schermate con l’evidenza dei post pubblicati sul social network.

Ritenuto l’imputato colpevole del reato di “stalking” , il tribunale ha dunque vietato al reo di avvicinarsi ai luoghi di solito frequentati dalla sua ex fidanzata e dal nuovo compagno, tenendosi a debita distanza da questi ultimi!

Foggia, 16 dicembre 2016

avv. Eugenio Gargiulo

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