buon San Valentino
Arance, turismo, aria buona, funghi e tanto altro

I vichesi festeggiano, tra tradizione e cultura, il loro santo patrono e protettore
Il legame antropologico tra San Valentino, gli innamorati, Vico del Gargano ed i suoi agrumeti è stato sapientemente illustrato dalla prof.ssa Patrizia Resta, docente di Antropologia Culturale all'Università degli Studi di Foggia, nel corso di una conferenza tenutasi il presso il Museo del Territorio di Foggia.

Hanno preso parte ai lavori, oltre alla prof.ssa P. Resta, anche il Presidente della "Diomede" s.r.l. di Foggia ( società promotrice di numerose iniziative socio-culturali della Capitanata ), ed il sindaco Pierino Amicarelli, in rappresentanza del Comune di Vico del Gargano che, come è noto, riconosce in San Valentino il Santo patrono e protettore.

La prof.ssa P. Resta ha spiegato come una piccola comunità di slavi provenienti dai balcani, dopo essersi insediata sul promontorio garganico, laddove oggi sorge Vico, e dopo aver sperimentato la coltura autoctona delle arance, abbia ritenuto ormai inutile l?antico culto di devozione rivolto al loro atavico protettore, San Noberto, poichè la ricorrenza, cadendo in giugno, risultava tardiva rispetto ai tempi ed ai ritmi dell?economia agricola che proprio sull?agrumicoltura si era ormai sviluppata.

Le arance, infatti, sono mature già in pieno inverno ( gennaio, febbraio?) e a nulla, quindi, potevano servire riti propiziatori nel mese di giugno.
Per tal motivo diventava necessario trovare un nuovo Santo protettore, da festeggiare proprio in pieno inverno, cioè quando l'oro delle arance andava ad alimentare di nuova linfa l'economia del paese.

Ma chi era, allora, San Valentino? E perchè proprio lui fu scelto in sostituzione di San Noberto? E cosa ha a che fare con le arance e gli innamorati?

Come la prof.ssa Resta ha spiegato, San Valentino fu proclamato patrono di Vico in seguito ad una spedizione di vichesi (cittadini di Vico del Gargano) che, capeggiati dal loro marchese, si erano recati a Roma con l?intento di acquistare una sacra reliquia, al fine di introdurre nel loro paese un nuovo Santo protettore.

Ai vichesi serviva, dunque, trovare l'oggetto di un nuovo culto religioso e le catacombe di Roma erano il luogo pi? adatto dove cercarlo.

A tal proposito la Resta ha rievocato una vecchia leggenda secondo la quale non furono i vichesi a trovare S.Valentino ma, viceversa, narra come fu lo stesso Santo a trovare i vichesi quando, durante la faticosa ricerca all?interno degli impervi cunicoli delle catacombe romane, il marchese di Vico, rimasto impigliato a qualcosa che gli impediva il passaggio, voltandosi scoprì i resti di un braccio.

Il marchese seppe in seguito che si trattava di un braccio di San Valentino, lasciato lì a Roma dopo che le spoglie del Santo erano state traslate a Terni.

La città umbra aveva infatti da tempo richiesto ed ottenuto le reliquie del Santo, ritenendo di averne diritto, dal momento che lo stesso fu vescovo di Interamna (Terni) nel 270 d. C..

A tal proposito la storia, ha ricordato la Resta, ci riporta come proprio intorno a quella data, il vescovo Valentino si recò a Roma sotto l'invito dell'imperatore Claudio II il quale voleva convertirlo al paganesimo.
Valentino, invece, rifiutò di abiurare la propria fede cercando egli stesso di convertire Claudio II al Cristianesimo.
Ciò, purtroppo, scatenò l'ira dell'imperatore e Valentino fu lapidato e decapitato.
Tuttavia durante la prigionia, attendendo la sua esecuzione, Valentino ebbe modo di innamorarsi di una donna non vedente, figlia del guardiano Asterius, e l'amore che provò fu tanto grande e tanto carico di spiritualità, da far guarire miracolosamente la donna che riacquistò la vista.

La prof.ssa Resta ha poi concluso il racconto della leggendaria spedizione dei vichesi, riferendo sulla traslazione del prezioso ritrovamento da Roma a Vico del Gargano, sotto il consenso del pontefice Paolo V, e della proclamazione di San Valentino, avvenuta nel 1618 ( in sostituzione di San Noberto ), a patrono dei vichesi e protettore delle arance.

Così le spoglie del Santo, esposte su un trono di arance, furono portate per la prima volta in processione nel paese, tra gli aranceti, al fine di benedire la terra e dare prosperità all'agrumicoltura.
Tale culto, tramandato quindi di generazione in generazione attraverso i secoli, ancora oggi vive conservando immutata la sua caratteristica rituale.

Come ha sottolineato la Resta infatti, il culto di San Valentino a Vico del Gargano assume la singolare connotazione del rito che, a differenza delle cerimonie, non ha soltanto un valore simbolico ma replica e riproduce, ogni anno, il prodigioso intervento del Santo a favore della prosperità del paese.
Non si tratta dunque di una delle tante feste patronali, che come è noto durano quasi sempre tre giorni , ma di un rito fondato non solo sulla fede religiosa, ma anche su una forma di credenza popolare che in antropologia è definita "magia per contatto".

In sostanza, dal momento che il braccio del Santo, toccando gli aranceti, ha garantito "magicamente" la prosperità, a Vico del Gargano si ritiene che le arance abbiano assunto esse stesse il potere "magico" del Santo.
Per questo motivo, nell'arco di un'intera settimana dedicata a San Valentino, i fedeli non solo portano il Santo in processione a benedire il paese e la terra, ma ripropongono anche la magia delle arance, offrendole in dono ai propri cari ed al Santo come ringraziamento per i suoi prodigi.

E' pur vero comunque, conclude la professoressa Resta, che negli ultimi anni Vico ha avvertito profondi cambiamenti culturali ed economici, registrando, l'intera comunit', il forte sviluppo di un'economia non più basata esclusivamente sull'agricoltura ma anche e soprattutto sul turismo.
Di conseguenza anche l?interpretazione originaria del culto per San Valentino ha subito gli effetti di una trasformazione economica così radicale da lasciar spazio all'idea che il santo patrono non sia più solo ed unicamente il protettore delle arance, ma, più volentieri, il protettore della fertilità e della prosperità in genere, e quindi, come dappertutto si ritiene, il protettore degli innamorati e dei loro desideri.

In conclusione -sperando che nessuno me ne voglia - si potrebbe lasciar spazio ad una breve riflessione che potrebbe simpaticamente far scoprire un nuovo ruolo per la figura di San Valentino nello sviluppo della cristianità:
Posto, dunque, che il nostro Santo "sostituì" a Vico del Gargano il precedente patrono ,San Noberto, e considerato che anche a Roma, le celebrazioni di Sa Valentino sostituirono i "Lupercalia"( feste orgiastiche di origine pagana, celebrate a Roma il 15 febbraio in onore del dio Fauno, anche detto Luperculus), si potrebbe, parlando del Santo protettore degli innamorati, ricordare anche la sua eterna attitudine a "Santo Sostituto".

Lascio volentieri riflettere i lettori su tale considerazione, chiunque voglia farlo naturalmente.

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